In sei punti la ricetta dell’AIAB

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Il bio italiano vive il paradosso di essere l’unico settore dell’agroalimentare che continua a far registrare una crescita positiva nei consumi nonostante la crisi, ma contemporaneamente fa registrare una depressione in termini di operatori e superfici coinvolte: al 2001 gli operatori del settore erano 60.509 e gli ettari convertiti (o in via di conversione) al bio erano 1.237.640 e dopo dieci anni gli operatori sono diventati 47.663 e gli ettari interessati 1.113.742.

 

‘Aumentare le superfici convertite al bio sarebbe possibile e alla nostra portata, ma non saranno solo le misure agro ambientali a sostenere il biologico verso questo traguardo – ha commentato il presidente Andrea Ferrante al congresso di Milano dell’AIAB -. Pensiamo che l’agricoltura in generale, e il biologico in particolare, debbano tornare e lo stanno già facendo al centro di un modello economico sociale ambientale fondato sulla centralità del lavoro e della persona. Siamo stanchi di politiche fondate esclusivamente su criteri economici di scuola liberale, che poi sono le stesse politiche che ci hanno portati dritti nella crisi economica ed ambientale’.

Le azioni imprescindibili per rilanciare l’agricoltura e il biologico, secondo AIAB, sono: convertire i territori, lavorare in rete, cambiare i modelli della ricerca, garantire accesso agevolato alla terra per i giovani, innovare la certificazione, partire dai mercati locali per affermare nuove politiche di contesto per far ripartire l’agricoltura biologica italiana anche nelle nostre campagne.

Per promuovere e tutelare un modello di sviluppo sostenibile in agricoltura, così come per tutelare il nostro paesaggio rurale, non si può pensare solo a livello nazionale, ma bisogno allargare lo sguardo a livello europeo. ‘Vogliamo una PAC che sia vissuta da tutti i cittadini europei come un fattore determinante della propria qualità della vita – ha proseguito Ferrante -, una PAC giusta ed equa, che non premi la rendita fondiaria, ma consenta a produttori grandi e piccoli di continuare a esercitare l’insostituibile contributo garantito fino ad oggi in termini di produzione, presidio territoriale, difesa della biodiversità. Proprio per raggiungere tali obiettivi crediamo che sia fondamentale anche una riforma del sistema di certificazione che includa la certificazione di gruppo’.

‘Il biologico è un movimento che cambia la società, capace di coinvolgere e di far scegliere – ha concluso Andrea Ferrante – produttori e consumatori. Ma è anche un movimento capace di evolversi e di innovarsi e con esso deve evolvere la nostra associazione’. 

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