Il futuro dell’agricoltura bio in mano alle donne

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La percentuale di donne che gestiscono aziende agricole in Italia sono il 31,5%, mentre la media europea arriva solo al 29%. Secondo l’Eurostat, infatti, il nostro Paese è ai vertici di questa speciale classifica dopo i Paesi Baltici e Romania, e quindi in una posizione di primo piano tra le nazioni più sviluppate del Continente per quanto riguarda la presenza di imprenditoria femminile in un settore atavicamente governato dagli uomini. Il confronto è con Germania, Danimarca, Paesi Bassi che in taluni casi non arrivano al 10% delle aziende gestite al femminile.

L’OCSE stima che ridurre il gap di genere entro il 2030 potrebbe produrre un aumento del 12% nell’economia globale, e che una buona parte di questo passo in avanti si avrebbe in agricoltura. Infatti, se le donne avessero lo stesso accesso alle risorse produttive degli uomini, potrebbero aumentare i raccolti nelle loro aziende del 20-30% e aumentare di conseguenza la produzione agricola totale.

Il tema è stato discusso in occasione dell’incontro a Terni “Agricoltura, sostantivo femminile”. Nel suo intervento l’europarlamentare del gruppo Socialists&Democrats Camilla Laureti ha sottolineato che “sono due gli obiettivi che vogliamo raggiungere in questo scorcio di legislatura europea: prima di tutto, ottenere un canale privilegiato di accesso al credito per le donne che rilevano e gestiscono un’azienda agricola, in particolare se si trova in aree interne e se si sceglie la strada dell’agroecologia e del biologico. In secondo luogo, lanciare e sostenere strumenti creativi di innovazione tecnologica. Metodologie produttive di punta come il biologico hanno maggior bisogno di tecnologie avanzate: si deve passare da regole uguali per tutti, come quelle che finora hanno spinto verso l’uso eccessivo di prodotti chimici nei campi, a trattamenti che tengano conto delle caratteristiche specifiche dei terreni, delle condizioni meteorologiche e geografiche”.

“Donne, aree interne e agricoltura sostenibile hanno in comune la mancata rappresentazione della loro forza, delle loro qualità così come dei loro problemi e degli ostacoli che si frappongono alla loro valorizzazione” mentre “oggi siamo nella condizione di poter cambiare questa situazione: c’è un forte impegno europeo nella chiusura del gender gap e nel rilancio dell’agricoltura come protagonista dell’economia e della transizione ecologica.” ha concluso Laureti.

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