I Bio-Distretti italiani al 5,4% del territorio nazionale

inner

Condividi su:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Si è tenuto nei giorni scorsi un convegno online promosso da INNER – Rete internazionale dei Bio-Distretti e dal Bio-Distretto Cilento con i maggiori esperti europei avente ad oggetto la presentazione degli strumenti a supporto della creazione e della gestione integrata dei Bio-Distretti. L’evento è stato realizzato nell’ambito della manifestazione “Primavera nel Bio-Distretto Cilento”, che prevede incontri on-line, dibattiti, escursioni, visite aziendali e scambi culturali.

Dalla Maremma Etrusca alla Valpolicella sono 32 le partnership tra produttori, enti locali e consumatori che mettono al centro produzioni bio e pratiche sostenibili.

In Italia i Bio-Distretti sono attivi dal 2009 quando è stato costituito il primo distretto biologico nel Cilento, in provincia di Salerno. Secondo le stime di AIAB, che considerano anche quelli in via di formazione, oggi rappresentano il 5,4% del territorio nazionale e al loro interno vive il 3,5% della popolazione.  “Vogliamo aumentare la consapevolezza del biologico oltre l’Italia, le cui prassi territoriali già rappresentano un caso da seguire”, ha spiegato il segretario generale di INNER Giuseppe Orefice. “È l’obiettivo dell’alleanza internazionale: diffondere le pratiche del biologico tra continenti e organizzare modelli di sviluppo sostenibile. Fare massa critica”.

La Commissione europea ha presentato il 25 marzo scorso, il Piano d’azione per lo sviluppo della produzione biologica. Si prevedono ampie azioni e investimenti per stimolare il consumo di alimenti biologici nell’ambito delle Politiche comunitarie. Un ruolo di rilievo viene attribuito anche ai bio-distretti, che vengono esplicitamente menzionati nel Documento comunitario, con l’invito agli Stati membri a supportarne ogni sviluppo e implementazione, per il raggiungimento entro il 2030 del 25% della superficie europea coltivata in biologico. Questo è infatti l’obiettivo prefissato dalle strategie “dal campo alla tavola” e “biodiversità”, promosse dall’UE nell’ambito del “Green Deal”, il patto verde per la transizione ecologica. Si tratta di un indubbio riconoscimento a livello istituzionale, che premia il lavoro di tutti i bio-distretti fin qui creati in Italia, in Europa e nel mondo e le attività di coordinamento e sviluppo internazionale delle reti INNER, Rete internazionale dei Bio-Distretti (www.biodistretto.net), e Alleanza mondiale per i Bio-Distretti, GAOD (www.gaod.online).

Cos’è un Bio-Distretto? Tale figura di innovativa governance territoriale è basata sull’accordo formale tra agricoltori, consumatori e sindaci per lo sviluppo sostenibile del territorio. Fu codificata nel 2004 nel Cilento e proprio ivi, per la precisione nel comune di Ceraso, luogo in cui è stato anche organizzato e trasmesso l’evento. I maggiori esperti europei hanno presentato in tale occasione gli strumenti a supporto della creazione e della gestione integrata dei Bio-Distretti.

Pur nelle differenze tra le realtà locali, i Bio-Distretti sono accomunati da uno stesso principio: utilizzare le filiere biologiche come lo strumento per sviluppare un’area rurale attraverso la loro integrazione con altre filiere come l’artigianato. Un modello di partecipazione collettiva che coinvolge anche le amministrazioni comunali, che si impegnano a promuovere attività tese a migliorare la sostenibilità del territorio.

Maria Ida Settembrino

Seguici sui social








Notizie da GreenPlanet

news correlate

INSERISCI IL TUO INDIRIZZO EMAIL E RESTA AGGIORNATO CON LE ULTIME NOVITÀ