Il Bergamotto Bio di Reggio Calabria è “prodotto sostenibile”

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Da quest’anno i produttori di bergamotto Bio, per il consumo fresco e per l’olio essenziale di bergamotto Bio, possono certificare i loro prodotti come ‘sostenibili’. È il frutto di un programma di ricerca mondiale del bando Horizon 2020, che per il settore ortofrutticolo globale ha coinvolto solo il Bergamotto di Reggio Calabria (con una cordata di partner aziendali e del mondo della ricerca, capitanata dall’OP Unionberg) e la vaniglia del Madagascar.

Nel settore della bergamotticoltura reggina, sono già un centinaio (su quasi cinquecento aderenti all’OP Unionberg) le aziende che si sono messe in lizza per la certificazione.
“Ogni anno – spiega Ezio Pizzi, presidente di Unionberg – la Calabria produce circa 200mila quintali di bergamotto. Al momento, la maggior parte della produzione, circa l’85% è destinata alla produzione di olio essenziale, mentre la restante parte, il 15% circa, all’export. Esportiamo solo prodotto Bio attraverso partner per la commercializzazione oltre confine quali Biosybaris del gruppo di Corigliano Calabro dei fratelli Minisci, e attraverso la Cooperativa Le Foglie del gruppo Citrus. I principali mercati sono quelli dell’Europa continentale. In particolare Francia, Spagna, Germania, Svizzera e, da minor tempo, anche il Regno Unito. Grazie alla certificazione sostenibile riusciamo a spuntare sul prezzo al produttore anche del 5% superiore”.

La certificazione di ‘prodotto sostenibile’, che Unionberg è l’unico ente abilitato a rilasciare per la filiera nostrana del bergamotto, è frutto di un programma di ricerca Horizon 2020 avviato circa un lustro fa e aventi come partner, l’Università Mediterranea della Calabria, il gruppo reggino Capua e la multinazionale Symrise.

“Dei quasi cinquecento soci Unionberg – precisa Pizzi -, la maggior parte sono certificati Bio, di questi un centinaio ha già fatto richiesta per avere questa ulteriore certificazione che viene rilasciata nel caso siano rispettati i parametri di biodiversità oltre che quelli del disciplinare Biologico. Una volta maturati i tempi tecnici di ispezioni e verifiche, rilasceremo le prime certificazioni a coloro che ci dichiareranno di essere in possesso dei requisiti richiesti dal programma”.

Unionberg è l’unica OP del Bergamotto di Reggio Calabria e aggrega quasi l’80% della produzione del celebre agrume reggino.
“Grazie al processo aggregativo avviato da Unionberg – afferma Pizzi, deus ex machina di questo incredibile volano economico del settore agricolo calabrese – in dieci anni dalla sua costituzione, Unionberg è riuscita a fare lievitare le liquidazioni al produttore per l’olio essenziale di bergamotto, e adesso anche per il prodotto ad uso fresco, del 600%. Siamo, tuttavia preoccupati perché l’impennata della remuneratività, ha fatto lievitare le superfici coltivate anche fuori dell’areale vocato che si estende per tutta la parte jonica di Reggio Calabria, da Scilla a Monasterace. Oggi hanno iniziato ad impiantare bergamotto anche in altri territori calabresi non compresi nella DOP di Reggio Calabria. Senza considerare i nuovi frutteti che si stanno tentando di sviluppare in Sicilia, Puglia e Spagna. Le difese e i controlli dati dalla certificazione DOP, sono molto costosi per questo stiamo cercando di battere altre strade. Oltre a quella della sostenibilità, stiamo valutando la fattibilità di una richiesta all’Unesco, di inserire il bergamotto di Reggio Calabria, tra i patrimoni dell’umanità. Ma nulla ancora è deciso”.

In realtà, in termini di resa, ossia sia di volumi che di potenziale estrattivo dell’olio essenziale, il cuore pulsante della bergamotticoltura Calabrese, si estende dalla frazione di Pellaro (7 km a sud di Reggio Calabria) fino a Brancaleone. In questa striscia di terra che si affaccia sulla parte sud dello stretto di Messina, si producono la gran parte dei 200mila quintali annui di bergamotto, di cui, circa il 20% destinati al consumo da tavola e rispondenti, per la quasi totalità, al disciplinare Bio.

“Il bergamotto – dice Pizzi – è biologico per sua natura dal momento che è immune da alcune fitopatologie tipiche degli agrumi, come la mosca della frutta, per le quali, quindi, non abbisogna dell’apporto di anticrittogamici. Negli ultimi anni, con il cambio climatico, stanno emergendo nuovi fitopatogeni, come ad esempio il ragnetto rosso ma, al momento, non rappresenta una questione dirimente”.

Mariangela Latella

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