I geologi ‘misurano la febbre’ alla Sardegna

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‘L’80% dei comuni sardi ha almeno una porzione del suo territorio ad elevato rischio idrogeologico. Sono 280 i Kmq di territorio che presentano superfici a pericolosità di inondazione, ed a cui vanno aggiunte le superfici non comprese e indicate dal Piano stralcio delle Fasce Fluviali, 1523 i fenomeni franosi censiti che ricoprono una superficie complessiva di circa 1471 Kmq, pari a circa il 10% del territorio sardo, dato peraltro non comprensivo del rilievo di alcuni settori non censiti, quali le aree militari, le aree minerarie dismesse del Parco Geominerario e numerosi tratti di fasce costiere’. 

Dati snocciolati oggi, 22 maggio, da Davide Boneddu , presidente dell’Ordine dei Geologi della Sardegna, in apertura della due giorni sul dissesto idrogeologico in programma all’Università di Cagliari.

Presenti personalità di spicco come il governatore della Sardegna, Francesco Pigliaru. ‘In Sardegna 337 sono i ponti stradali che in caso di eventi meteorologici intensi potrebbero essere causa di inondazioni – ha proseguito Boneddu – mentre sono 15 i ponti ferroviari, 128 edifici costruiti in aree di pertinenza fluviale , 44 strutture fognarie sono ancora insufficienti, 31 opere di difesa del suolo non sono più efficienti o non sono correttamente manutenute,198 sono i punti di alvei o fiumi che necessitano di manutenzione’.

E non certamente migliore è la situazione nel merito dei Piani di Emergenza. ‘Allo stato attuale infatti sono solo 233 su 377 (pari al 62%) i Comuni sardi che si sono dotati di un piano di emergenza – ha dichiarato Boneddu – strumento indispensabile per la prevenzione dei rischi e atto a fronteggiare l’emergenza, e 147 su 308 i comuni che hanno un Piano Rischio Idrogeologico.

Ribadiamo l’importanza dell’istituzione degli Uffici Geologici di Zona e qualcosa la Regione ha fatto mettendo a disposizione un piccolo fondo per convenzionare i geologi a supporto delle unioni dei comuni. Bisogna fare di più. Certamente è importante ricostruire quella strada o quel ponte, danneggiati dall’alluvione di novembre, per riportare una naturale quotidianità alle popolazioni colpite ma poco o nulla si sta facendo per la manutenzione del territorio”.

 

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