Effetto Sandy sulla vittoria di Obama

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Quando abbiamo fatto la registrazione video del ‘punto della settimana’ per GreenPlanet, ieri sera, gli ingessati ospiti di Bruno Vespa (lui più ingessato di loro) sproloquiavano sul voto negli Stati Uniti, ma soprattutto c’era l’incertezza dei primi sondaggi. Noi abbiamo detto due cose: sul voto ci sarebbe stato l’effetto Sandy; le gaffes di Romney sull’ambiente e l’assenza nel suo programma di una politica ambientale sarebbero state per lui l’antipasto della sconfitta. Così è stato.

E aggiungo: fortunatamente. Con gli Stati Uniti che s’infischiassero del surriscaldamento globale, che credessero che Sandy sia uno dei ciclici episodi climatici estremi chiamati uragani e non una terribile anomalia (New York non è nei tropici, luogo degli uragani), ci sarebbe poco da sperare su una politica ambientale in grado di imprimere una svolta globale prima che il pianeta diventi invivibile o meno vivibile. Obama su questi temi invece c’è. E’ andato nei luoghi squassati da Sandy e ha parlato di politiche ambientali. E guarda caso: sulla costa Est degli Usa ha vinto anche dove c’era incertezza e dove Romney aveva puntato come in Pennsylvania.

Spero che questo sia un segnale leggibile da parte delle classi dirigenti politiche, ovunque: il richiamo che l’ambiente non può mancare nell’agenda politica di un governante. Anche perché ambiente ed economia, oggi sono legati a doppio filo.

Dunque ‘four more years’ per il primo presidente afro-americano della storia degli Stati Uniti. ‘Torno alla Casa Bianca più determinato, non sono mai stato così pieno di speranza’, sono state le prime parole dell’Obama vittorioso. Speriamo ciò porti bene all’ambiente, agli equilibri mondiali e alla pace. Obama non è tra coloro (e ci sono negli Stati Uniti e anche in Europa) che credono che sarà ancora una volta una guerra a ‘mettere le cose a posto’.

Antonio Felice

editor@greenplanet.net

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