Editoriale del 28.09.2011: La nicchia, una gabbia troppo stretta

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Uno straordinario movimento dal basso sta interessando il biologico. Non è il movimento ideologico-radicale di venti anni fa. Si tratta di un fenomeno nuovo, figlio dei tempi che viviamo: semplicemente, la gente cerca di vivere meglio, di consumare meglio, in modo più sano, più equilibrato ed ha capito che vale la pena di rispettare l’ambiente, di sprecare meno, di cercare alternative ecologiche; infine, la gente avverte che nella ventata della "rivoluzione verde" c’è forse la via d’uscita ad una crisi economica lunga e pesante.

Così, ogni settimana, in ogni angolo d’Italia, spuntano come funghi iniziative popolari sul biologico, gestite da associazioni locali spesso di recente costituzione o da aggregazioni spontanee di soggetti diversi, sostenute da Comuni medi, piccoli, piccolissimi ancora più che dalle amministrazioni delle città più grandi.

Queste manifestazioni, che spesso sono feste che si traducono anche in occasioni di acquisto di prodotti biologici per lo più legati al territorio, avvengono con la stessa frequenza e intensità al nord come al centro e al sud: sono un fenomeno grande, generale. Ora, ci chiediamo se questo possa rappresentare la premessa a qualcosa di più importante, di più incisivo nei confronti dell’economia globale, a partire dall’economia del settore biologico. Sarebbe triste non fosse così. La nicchia comincia ad essere una gabbia troppo stretta per il settore bio. Servono gli uomini e le idee per un grande cambiamento.

Antonio Felice

editor@greenplanet.net

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