Editoriale del 16.11.2011: Il governo e l’agenda del biologico

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In queste ore in cui tutti guardano a Roma per vedere come va a finire, cosa farà Mario Monti, che decisioni prenderà il nuovo governo, c’è da chiedersi se il settore biologico abbia un’agenda pronta da sottoporre ai ministri competenti. Il nuovo soggetto UPBIO, l’Unione nazionale dei produttori che è nata a Roma lunedì scorso, ha posto al centro del suo programma tre punti che possono diventare altrettante richieste al governo: agevolazioni creditizie, nuove regole sui controlli, valorizzazione del biologico nello sviluppo rurale sia a livello europeo che regionale. Troviamo assolutamente importante il terzo punto, perché dare spazio al biologico nei piani di sviluppo rurale finanziati dal settore pubblico significa aver capito la direzione di marcia, significa intraprendere quella svolta green che i politici più avveduti stanno abbracciando ma la cui condivisione non è ancora ampia nelle stanze dei bottoni dell’economia, della finanza e delle stesse istituzioni che continuano a vedere nel biologico non un segmento importante di un più vasto cambiamento, di un nuovo modello di sviluppo ma una nicchia fine a se stessa, punto e basta.

Sul secondo punto, i controlli, è necessario trovare un punto di accordo condiviso tra le parti in causa, partendo comunque dal giusto presupposto che occorre sgravare i produttori da pesi burocratici ed economici eccessivi. Il primo punto va affrontato, come ha colto UPBIO, nel circuito dei sistemi creditizi innovativi attraverso convenzioni specifiche. Ma esauriscono questi punti l’agenda bio? Forse no. Se il sistema vuole crescere nella sua base produttiva, occorre procedere speditamente verso la creazione dei distretti territoriali del biologico – e la politica può incentivare questo percorso – così come servono accordi di filiera e piani multi-settore che coniughino l’agricoltura con l’energia e con l’ambiente. Non ultimo, il punto della ricerca scientifica: non si fa abbastanza ricerca scientifica per lo sviluppo del bio in Italia (e altrove), anche qui servono piani ed incentivi.

Antonio Felice

editor@greenplanet.net

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