Crollano gli investimenti nell’energia green

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I recenti disastri ambientali, sia quelli avvenuti in Italia che in tutto il mondo, hanno insegnato ben poco. Che l’attenzione generale sul clima e sulle energie rinnovabili sia calato, e di molto, non è certo un segreto: uno dei tanti campanelli d’allarme, in questo senso, è stato infatti rappresentato dalla fallimentare conferenza Onu sul clima, tenuta a Varsavia all’incirca due mesi fa e finita con un nulla di fatto in termini concreti e con un rinvio a Parigi 2015. Altro aspetto, questa volta numerico, che mette nero su bianco la disattenzione (o menefreghismo?) di molti Paesi per quanto riguarda le energie rinnovabili, è una recente ricerca della Bloomberg New Energy Finance.

Il report sottolinea infatti come globalmente gli investimenti nelle energie pulite stiano crollando (-12% rispetto al 2012), con la percentuale particolarmente allarmante del Vecchio Continente che, rispetto all’anno precedente (i dati del BNEF si riferiscono al 2013), ha tagliato gli investimenti del 41% passando da 97,8 a 57,8 miliardi di dollari. Quella dell’Europa sembra quindi una vera e propria inversione a U rispetto alla sua posizione di leader sull’attenzione climatica globale, scivolone che arriva a soli sei anni dalla ‘data di scadenza’ del ‘Pacchetto Clima 20-20-20’, programma ambientale che prevede a livello europeo, entro il 2020, di ridurre del 20% le emissioni di gas serra, di aumentare del 20% l’efficienza energetica e di integrare sempre del 20% la quota di utilizzo di energie rinnovabili.

Gli obiettivi, entro quella data, sono certamente raggiungibili, mentre a spaventare in termini climatici, come è ovvio strettamente legato agli sviluppi delle energie rinnovabili, è il futuro. Stando a quanto scrive lo Spiegel International, infatti, la Commissione Europea presieduta attualmente da José Manuel Barroso sembra aver intenzione di mollare la presa e di non riproporre al Vecchio Continente obiettivi ambiziosi come quelli sanciti dal 20-20-20 (in un prossimo futuro l’Europa potrebbe concentrare i suoi sforzi unicamente sulle riduzioni di gas serra, facendo passi e passi indietro sulle energie rinnovabili).

In sostanza, scrive il settimanale tedesco, da una parte sarà "mantenuto l’obiettivo di aumentare la quota di ‘green energy’ fino al 27%", ma dall’altra agli stati membri non saranno ‘imposte’ "linee guida specifiche" da seguire, escludendo di conseguenza un progetto comune su vasta scala e lasciando ai vari Paesi la possibilità di scegliere o meno se perseguire una politica incentrata sulle energie rinnovabili. Per sapere qualcosa di più concreto sul futuro energetico e climatico dell’Ue, in ogni modo, si dovrà aspettare almeno il vertice europeo di marzo, anche se molti osservatori sono pessimisti e ritengono che, come nel caso della conferenza Onu, tutto venga rimandato al 2015 e al summit di Parigi.

Eppure, come sottolinea ancora lo Spiegel, i passi indietro della Commissione potrebbero causare non poche scintille al Parlamento europeo, dove all’inizio di gennaio una vasta maggioranza ha votato per un’ulteriore riduzione, entro il 2030, del 40% delle emissioni di gas serra e per l’aumento della quota di energie rinnovabili almeno fino al 30%. Intanto però, come già specificato, molti Paesi del Vecchio Continente hanno cominciato ormai da un paio d’anni a tirare il freno a mano. Secondo il report della Bloomberg New Energy Finance, infatti, anche la virtuosa Germania, insieme ad Inghilterra e Francia, hanno diminuito fortemente gli investimenti nelle energie ‘green’.

E l’Italia? Il bel Paese, che insieme agli altri stati membri subisce sicuramente gli effetti della crisi, ma anche l’influenza di lobby e società energetiche ‘tradizionali’, ha registrato in un solo anno un -73%, passando dai 15,2 miliardi di dollari del 2012 ai 4,1 miliardi nel 2013.

(fonte: Luca Lampugnani – International Business Times)

 

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