Così COPA e COGECA tentano di distruggere la Farm to Fork

ROBERTO-PINTON-1

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Chi alla vigilia dal summit sul clima del Cop26 chiede che dal rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change su come contrastare il cambiamento climatico sia eliminato ogni riferimento alla necessità di avviare con urgenza misure quali l’avvio della graduale eliminazione dei combustibili fossili a favore di fonti energetiche senza emissioni di carbonio?
Esatto, il ministero del petrolio dell’Arabia Saudita, di poco seconda al mondo per scorte dell’oro nero, con tutta l’OPEC al seguito.
Chi sostiene che è campata in aria la conclusione del rapporto dello stesso IPCC che evidenzia la necessità di chiudere le centrali elettriche a carbone?
Corretto, il governo dell’Australia, maggior esportatore mondiale di carbone.
Cambiamo, apparentemente, argomento.
Chi ha concertato una campagna di pressione nei confronti dei parlamentari europei per affossare la strategia Farm to Fork elaborata dalla Commissione Europea?
Esatto, il COPA (Comitato delle Organizzazioni Professionali Agricole convenzionali) e la COGECA (Confederazione Generale delle Cooperative Agricole convenzionali). Soci italiani del primo: CIA – Agricoltori italiani, Confederazione generale dell’agricoltura italiana (Confagricoltura), Confederazione nazionale Coldiretti; alla vicepresidenza l’italiano Massimiliano Giansanti (presidente di Confagricoltura, produttore di cereali, kiwi, energia solare, Parmigiano Reggiano e fornitore di latte alla Centrale di Roma). Soci italiani della seconda: Alleanza delle Cooperative Italiane Agroalimentare – ACI (ingloba le tre vecchie AGCI/AGRITAL, ANCA/Legacoop e FEDAGRI/Confcooperative, vicepresidente l’italiano Leonardo Pofferi, direttore per gli affari europei di Alleanza delle Cooperative Italiane Agroalimentare.

Il documento interno “COPA COGECA’s advocacy strategy around Farm to Fork” (inevitabilmente trapelato) dichiara il consenso al principio di rendere l’agricoltura europea più sostenibile, ma anche il dissenso totale sugli obiettivi, protestando che  “la strategia Farm to Fork in sé non corrisponde ancora a una strategia coerente di politica agricola”.
Il documento COPA-COGECA raccomanda a tutte le organizzazioni aderenti nei diversi Paesi di impegnarsi nel ritardare il voto del Parlamento europeo, intervenendo su quanti più parlamentari possibile, esercitando pressioni a livello nazionale fino ai ministeri, coordinandosi tra soci e con le altre lobby attive a Bruxelles, prospettando azioni congiunte con AFCC (AgriFood Chain Coalition, che conta tra i soci l’associazione dei produttori europei di antibiotici e altri farmaci veterinari, quella delle imprese produttrici di pesticidi, quella dei produttori di fertilizzanti, la lobby pro-OGM EuropaBio, quella dell’industria sementiera, mangimistica eccetera) e European Livestock Voice, il raggruppamento dell’industria della carne (soci italiani Carni Sostenibili, braccio di Assocarni, Associazione nazionale industria e commercio carni e bestiame, e la non  meglio identificata sigla Carni Rosse Buone e sicure).

Il focus dell’iniziativa di COPA e COGECA è l’impegno per la modifica di alcuni degli elementi chiave su cui dopo lunghi negoziati tra Commissione, Parlamento, Stati membri e organizzazioni degli stakeholder, si era raggiunto l’accordo.
In particolare le due organizzazioni agricole e i loro alleati dell’industria agrochimica puntano a modificare gli obiettivi di riduzione di pesticidi, fertilizzanti e antibiotici, ma ce n’è anche sulle etichette nutrizionali e d’origine, sulla lotta allo spreco alimentare e su altro: vale sempre il “d’accordo sul principio, manco per sogno sugli obiettivi”, così come continua immarcescibile la politica di negare decisamente qualsiasi contributo dell’attuale sistema agroalimentare intensivo alla crisi climatica, come rimane inossidabile la contrarietà alla promozione di diete più salutari, di metodi agricoli a minor impatto e di qualsiasi vincolo ambientale.

Tra gli emendamenti proposti ai parlamentari europei da COPA-COGECA:
cassare l’affermazione “attualmente il sistema agroalimentare è responsabile di una serie di impatti sulla salute umana e animale, sull’ambiente, il clima e la biodiversità”;
sostituire “sottolinea l’importanza di riconoscere l’impatto significativo dell’agricoltura e specialmente della produzione animale sull’emissione dei gas serra e sull’uso della terra; ribadisce la necessità di aumentare il sequestro naturale di carbonio e di ridurre le emissioni agricole di CO2, metano e ossidi di azoto, in particolare nei settori della mangimistica e dell’allevamento, chiede misure normative e obiettivi per assicurare la progressiva riduzione delle emissioni di gas serra in questi comparti”
con l’esatto opposto, e cioè:
“sottolinea che l’agricoltura europea è l’unico tra i grandi sistemi del mondo che ha ridotto significativamente le emissioni gas serra; riconosce che l’agricoltura e la gestione forestale europee giocano un ruolo cruciale nell’indirizzare l’adattamento e la mitigazione del cambiamento climatico e esprimono il potenziale di ridurre le emissioni, di sequestrare carbonio e di spingere l’economia in  modo  sostenibile; ciò detto, quando si tratta di emissioni derivanti dall’agricoltura, va riconosciuto che derivano da processi naturali”;
cassare la frase “sottolinea che i sistemi agricoli intensivi e industriali e i modelli agricoli con impatto negativo sulla biodiversità non dovranno ricevere sostegno economico climatico né dovranno essere incentivati” (senza sostituirla con alcunché, solo cassandola: i modelli agricoli con impatto negativo devono continuare a essere finanziati);
eliminare “produzione biologica e locale” dalla frase “Richiede la revisione della politica sugli acquisiti pubblici che preveda quantità minime obbligatorie nelle scuole e nelle altre istituzioni pubbliche per incoraggiare la produzione biologica e locale”, sostituendola con “alimenti locali e sostenibili”;
introdurre ex novo “va sottolineato che non possiamo permetterci di perdere tempo astenendoci dall’utilizzare tecnologie all’avanguardia come le nuove tecniche di gene-editing di animali e piante, intelligenza artificiale e tecnologie digitali; in particolare, le nuove tecniche di gene-editing potrebbero migliorare la tolleranza delle varietà vegetali allo stress idrico e ai parassiti, nonché la resistenza alle malattie degli animali”.

COPA e COGECA sono quindi in buona compagnia con il ministero del petrolio dell’Arabia Saudita e con il governo canadese; secondo loro l’agricoltura intensiva, proprio come i combustibili fossili, non ha nulla a che fare con il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici, bizzarri fenomeni che dipendono da cause naturali non meglio precisate.
Ottuso negazionismo a parte, quel che appare con tutta evidenza dalla lettura di questi e altri emendamenti che COPA-COGECA hanno con forza raccomandato ai parlamentari europei è che, al più, le due organizzazioni rappresentano la parte più retriva dell’agroalimentare convenzionale, fors’anche i produttori di pesticidi, antibiotici e OGM, ma non rappresentano affatto gli agricoltori biologici.
A mio avviso i 71 mila produttori biologici italiani e le loro cooperative agricole dovrebbero chiedere – e con forza – alla loro organizzazione di appartenenza l’evidenza d’aver esercitato la più netta opposizione alla strategia negazionista COPA-COGECA e al piano per azzerare Farm to Fork a loro danno. 
Se non la ottengono, dovrebbero chiedersi qual è il senso di pagare una tessera annuale a organizzazioni che, a livello europeo, propongono emendamenti per penalizzarli e per promuovere sistemi agricoli intensivi e industriali, pesticidi e antibiotici a tutto alè, tecniche di ingegneria genetica e un modello agricolo con impatto negativo sui beni comuni.

Roberto Pinton

PS1: queste considerazioni sono espresse a titolo strettamente personale, non sono state discusse nell’ambito delle organizzazioni in cui opero e, pertanto, non le coinvolgono.
PS2: nonostante la manovre di COPA-COGECA, il 20 ottobre il Parlamento europeo in seduta plenaria ha approvato a larga maggioranza (452 voti a favore, 170 voti contrari e 76 astensioni) la strategia Farm to Fork e gli obiettivi di maggiore sostenibilità ambientale proposti dalla Commissione.
Speriamo che anche a Glasgow non vada male.

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