Cenzino, l’olio dei “sassi” che incanta: la sfida (vinta) di Giovanni Marvulli

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Una campagna aspra e murgica, rocciosa. A quasi tre chilometri da Matera, scendendo per la valle del Bradano e a 250 mt sul livello del mare, tra le pietre si incontrano ulivi, la maggior parte secolari, in ordine sparso, capriccioso, nessun uomo li avrebbe piantati così. Ne è sicuro Giovanni Marvulli, due giorni alla settimana in ufficio all’università, gli altri cinque dove sta il cuore, nei terreni acquistati nel 1960 dal padre Vincenzo, professore di matematica con la passione della campagna fino all’ultimo dei suoi giorni.

Giovanni Marvulli

Con orgoglio e un sano senso di rivincita Giovanni parla di quella terra su cui nessuno avrebbe scommesso e che, invece, ha portato l’azienda a produrre tra i migliori extravergini dello Stivale. “L’altamurano non capisce niente di campagna, ha comprato le pietre, cosa se ne deve fare?”. Così dissero i materani sessant’anni fa di quell’uomo che veniva da Altamura e investì la dote matrimoniale di 5 milioni di lire, allora una bella cifra, per comprare l’uliveto di duemila piante (ora 2.700) con pascoli e boschi, e 4 ettari a seminativo, diventati 20, dove si coltiva grano duro da cui si produce la pasta.
Il metodo biologico è sempre stato di casa, anche prima della certificazione arrivata nel 2005. “Né io né mio padre abbiamo mai adoperato concimi chimici, fitofarmaci, ma neppure i rimedi consentiti in agricoltura biologica. Tre, quattro anni fa iniziai a usare lo Spintor Fly, ma ora non ce n’è bisogno perché con le estati così calde la mosca non fa paura. C’è da dire che l’ulivo ama i terreni calcarei, le rocce per cui il fatto di non usare i concimi non è stata proprio una scelta politica, ma una presa d’atto della natura. È la natura, infatti, che ha selezionato la varietà più idonea a queste condizioni pedoclimatiche, quindi al clima e al terreno”.
Stiamo parlando dell’Ogliarola del Bradano, una cultivar autoctona che dà origine al “Cenzino”, nome con cui veniva chiamato da bambino Vincenzo. Un monovarietale deciso, che regala sentori di erba, mandorla e carciofo, da anni premiato a diversi concorsi e presente nelle più prestigiose guide. Porta lo stesso nome l’altro extravergine prodotto dall’azienda, in questo caso un monocultivar di Coratina, varietà tipica della Puglia molto diffusa anche in Basilicata. La quantità media annua di olive raccolte è di 200 quintali di Ogliarola da cui si ricavano 3mila litri di olio a cui si aggiungono circa mille litri di olio di Coratina dalla raccolta di 60-70 quintali di olive di questa varietà. La maggior parte dei clienti è costituita da privati e dai Gruppi di Acquisto Solidale, diffusi soprattutto al Nord. “Gas e privati mi prendono il 50-60% della produzione. Poi c’è qualche rivenditore e lavoro un po’ con l’estero: Germania, Svizzera, Francia, Belgio, Svezia, ho richieste anche dagli Stati Uniti”.
“Quando è mancato mio padre, nel 2006, ho preso in mano l’azienda – racconta Giovanni. – Ho capito presto che la tradizione non è sinonimo di qualità: la molitura coi fiscoli, la vendita dell’olio nei bidoni a chili come si usa fare qua, la raccolta delle olive nei sacchi che venivano portati al frantoio non prima di una settimana. Allora ho chiesto il part-time al lavoro, ho studiato, sono diventato assaggiatore. Illuminante è stato un libro ‘Olivicoltura di qualità’ di Barbara Alfei, Antonio Ricci e Giorno Pannelli, che mi ha fatto capire tutti gli errori che faceva mio padre e che continuavo a fare io. Da lì ho sconvolto il metodo, dalla potatura alla raccolta fino alla molitura. Con le prime bottiglie, nel dicembre 2009, vinsi la Gran Menzione al Sol d’Oro di Verona e da lì è iniziato un lungo viaggio verso il continuo miglioramento della qualità dell’olio”.
E di strada ne è stata fatta da quando Vincenzo, all’ospedale dove era finito perché impallinato dai cacciatori mentre era sulla scala durante la raccolta, aveva un’unica preoccupazione: che qualcuno andasse a rubargli i sacchi delle olive già raccolte.
“Oggi riesco a portare le olive in un solo viaggio al giorno al frantoio di Salvatore Stallone, a Giovinazzo, 75 km di distanza. E ho rivoluzionato tante pratiche che già mio padre riteneva perdenti. Il rispetto per il suo lavoro mi ha portato a dare all’azienda un piglio più imprenditoriale e oggi posso dire che da quelle ‘pietre’ viene un olio che si è affermato a livello internazionale”.

Prezzo: 9 euro, bottiglia da 0,50 litri
Info: giovanni.marvulli@yahoo.it; 338.6079006

Daniela Utili

 

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