Bioeconomia, un’Europa a due velocità

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Gli scettici devono cominciare a rivedere le loro posizioni dopo che la Commissione Europea ha approvato, lunedì scorso 13 febbraio, il piano europeo sulla bioeconomia.

Il termine è nuovo. In Italia non abbiamo ancora avuto – che ci risulti – alcun documento pubblico ufficiale, a livello centrale, regionale o comunale, che vi faccia riferimento. Questo ci dovrebbe far sentire indietro e ci dovrebbe obbligare a fare un balzo in avanti, a metterci al passo.

La bioeconomia è oggetto di un documento europeo che troviamo di interesse straordinario, un documento di svolta, che coniuga agricoltura, alimentazione, ambiente ed energia; che dà il rilievo che merita al problema della riconversione dell’Everest di rifiuti che l’umanità consumista produce, anche in Europa.

Si tratta di una strategia che appare sempre meno fumosa, anzi sempre più chiara nei suoi dettagli. Una strategia che metterà a disposizione incentivi e finanziamenti: servono ricerca sui nuovi processi e prodotti eco sostenibili, servono nuova cultura (da diffondere anche a livello di base) e nuove competenze tecniche e professionali.

Il documento fa riferimento a un fatturato attuale delle attività ‘green’ in Europa di duemila miliardi di euro, con 22 milioni di addetti (il 9% dell’occupazione complessiva europea).

Ma sono solo cinque i Paesi dell’Unione già bene incamminati sulla nuova strada e l’Italia non c’è così come nessuno dei Paesi dell’Europa mediterranea. Una volta si parlava di Europa a due velocità. Il tema si ripropone, in termini drammatici, perché – l’hanno capito anche i sassi ormai – all’economia green oggi non ci sono alternative; il futuro è lì e chi si attarda scenderà ancora più giù nel vortice della crisi.

Antonio Felice

editor@greenplanet.net 



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