Bio nelle mense scolastiche: non una priorità per i genitori ma MASAF e Regioni raggiungono un’intesa

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Difficile rinunciare alla qualità, ma per molti genitori si può fare a meno di prodotti a Km 0 e  bio pur di salvaguardare le peculiarità della ristorazione scolastica, servizio pubblico a cui accedono milioni di scolari. Servizio che ha inoltre la funzione educativa nel trasmettere i principi chiave di una sana alimentazione. Senza contare che la scuola a tempo pieno, a dirlo è l’80% dei genitori, permette di conciliare gli impegni di lavoro con quelli di famiglia, soprattutto quando poi entrambi gli adulti lavorano.

La presenza delle mense scolastiche è molto elevato nel Nord Italia e progressivamente si riduce nel Sud Italia. Nonostante queste differenze c’è un pensiero comune: il 93% delle famiglie con figli frequentanti e l’89% tra le non frequentanti ritiene che il momento del pasto a scuola è importantissimo per la socializzazione dei bambini e per il pregio che ha la mensa scolastica di azzerare tutte le differenze economiche e sociali, analisi sulla quale concordano l’87% dei frequentanti e l’84% dei non frequentanti. Inoltre il pasto a scuola garantisce, a dirlo è l’83% del campione, valori bilanciati a livello nutrizionale e favorisce l’apprendimento di corrette abitudini alimentari, dato confermato anche dal 73% di coloro che non fanno uso della mensa. È quanto rivela una indagine di Demetra per conto dell’Osservatorio ristorazione collettiva e nutrizione (Oricon). In un caso su due le mense scolastiche sono un valido alleato dei genitori nella misura in cui facilitano l’introduzione nella dieta familiare di nuovi alimenti e abitudini.

Il tutto a un costo medio reale di 5,13 euro, segnalano da Oricom ma il valore percepito è prossimo ai 7 euro. Poco rispetto al prezzo che pagano gli adulti per la loro pausa pranzo: ben 16 euro. Oggi quei 5,13 euro per il pasto di uno scolaro non coprono i costi vivi e mette in crisi le società che erogano il servizio dopo la serie di rincari delle materie prime agroalimentari, l’inflazione, il costo dell’energia. La redditività è in calo perché i prezzi del servizio sono stati fissati gli anni scorsi e non sono soggetti a revisione. Infatti la stragrande maggioranza dei contratti in scadenza tra il 2020 e il 2022 sono stati prolungati d’ufficio, sempre causa Covid, alle medesime condizioni, senza la possibilità di una revisione per adeguare i prezzi che nel tempo, come sappiamo, sono lievitati. Secondo i dati Oricom rispetto al 2020 il costo dei prodotti alimentari è aumentato del 30%, quello del gas del 350% e quello dell’energia elettrica del 300%. L’indagine ha anche chiesto a cosa le famiglie rinuncerebbero per ripristinare la sostenibilità dei conti delle aziende che forniscono il servizio. Si può così rinunciare a quelli a Km 0, i bio e quelli DOP. A questa scelta partecipano anche quei genitori, circa un quarto del campione, che acquistano abitudinariamente quei prodotti. Un altro 41% accetta anche un calo nelle variazioni del menù.

Dalle Regioni arriva l’ok all’intesa in Conferenza Unificata sulle mense biologiche

Cogliendo l’opportunità rappresentata dalle mense scolastiche per gli operatori del bio, la conferenza delle Regioni ha dato un’intesa nella Conferenza Unificata sullo schema di decreto del ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare e foreste, di concerto con il ministro dell’Istruzione e del merito e con il ministro della Salute, che modifica il decreto interministeriale del dicembre 2017 recante “Criteri e requisiti delle mense scolastiche biologiche”. L’accordo prevede percentuali più alte di prodotto biologico richieste alle stazioni appaltanti per poter accedere al fondo specifico del MASAF.

Alla riunione hanno partecipato anche i rappresentanti tecnici dei ministeri interessati e di Anci. Nello specifico il provvedimento recepisce le raccomandazioni formulate dalla Corte dei Conti a seguito dell’indagine Il sostegno ai beneficiari del servizio di mensa scolastica biologica e adegua la normativa ai nuovi Criteri ambientali minimi per il servizio di ristorazione collettiva e fornitura di derrate alimentari.

All’interno del provvedimento sono state inserite anche alcune modifiche al fine di perfezionare la procedura in alcuni aspetti risultati critici nel corso dei primi anni di gestione del fondo mense scolastiche biologiche.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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