Arriva Slow Wine Fair. L’intervista al curatore Gariglio

Slow Wine Fair

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Un evento che ha l’obiettivo di essere innovativo rispetto al sistema fieristico italiano. Il primo incontro di una “grande comunità” che accoglie aziende che stanno percorrendo un cammino comune. Una manifestazione ibrida che combina la parte fieristica ad una buona dose di contenuti sviluppati lungo tre direttrici principali: sostenibilità ambientale, tutela del paesaggio e ruolo sociale ed economico della cantina. Ecco come Giancarlo Gariglio, curatore di Slow Wine e coordinatore internazionale della Slow Wine Coalition, introduce il significato di Slow Wine Fair, la prima manifestazione internazionale di BolognaFiere dedicata al vino buono, pulito e giusto targata Slow Food.

La manifestazione si terrà dal 27 al 29 marzo a BolognaFIere ed ospiterà oltre 500 cantine dall’Italia e dall’estero, 5.000 etichette da degustare, convegni e Masterclass per winelovers e professionisti.

Proviamo a tracciare un identikit delle aziende che parteciperanno a Slow Wine Fair e che fanno parte della Slow Wine Coalition: si tratta di realtà che si riconoscono in una precisa idea del vino, e hanno firmato il manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto. Il manifesto è costituito da un decalogo che si fonda sulla convinzione che il “vino buono, pulito e giusto può contribuire a cambiare il sistema agricolo, coniugando la sostenibilità ambientale, la difesa del paesaggio e la crescita culturale e sociale degli abitanti delle terre in cui si coltiva la vite”.

È a questo proposito che Gariglio sottolinea un dei principali elementi di forza di Slow Wine Fair e la discriminante rispetto ad altre manifestazioni più generaliste: “Le aziende che ne prendono parte condividono le stesse idee e stanno percorrendo un cammino comune”.

Questo evento abbraccia confini lontani, anche geograficamente, sono tanti, infatti, i Paesi che compongono il “mosaico” delle aziende partecipanti alla manifestazione.  Circa una settantina delle aziende partecipanti sono straniere e provengono da 18 Paesi diversi: “Dai più famosi e blasonati come Francia, Germania, Austria, passando per i Paesi dell’America Latina, Argentina, Perù, Brasile, fino all’Europa dell’Est, i Balcani, Grecia e Turchia”.

“Contenuti”: una delle parole chiave dell’offerta della manifestazione Slow Wine Fair. Gariglio spiega che i contenuti si svilupperanno attorno a tre argomenti principali, sia nel corso di convegni in digitale, già online in questi giorni che precedono la manifestazione il 22, 23, 24, sia all’interno in un Forum permanente, Slow Wine Arena, dove i delegati italiani e stranieri si incontreranno.

Il primo, la sostenibilità ambientale, sviscererà temi come “la coltivazione della vite e la produzione del vino, quindi anche l’uso delle risorse in cantina e morigerato dell’acqua”.

Il secondo, la tutela del paesaggio, affronterà il ruolo che il vignaiolo può ricoprire in questo senso, “come una sorta di sentinella, sia per quanto riguarda la biodiversità, cioè non piantare vini ovunque, sia per quanto riguarda la costruzione delle cantine che cementifichino il territorio, sia come baluardo per la gestione delle acque”.

Infine, l’ultimo argomento principe attorno a cui la manifestazione ruoterà è il ruolo sociale ed economico della cantina, che, secondo Gariglio “è motore economico di territori che senza la viticoltura sarebbero marginali e rappresenta un ruolo di integrazione di maestranze straniere e di giusta retribuzione delle stesse”. Tutto ciò persegue “una giustizia interna sociale e un ruolo sociale e culturale esterno, nei paesi in cui queste aziende operano, che per noi è fondamentale”.

“Un ibrido tra parte commerciale e i contenuti per dare una forte coerenza all’impianto fieristico”, quindi. Ma dove è nata l’idea? Gariglio ha offerto un breve excursus della genesi di quest’iniziativa, che affonda le radici già nella creazione della Guida Slow Wine. “Nel 2020 abbiamo presentato il manifesto a Bologna al SANA di settembre, da lì in poi abbiamo iniziato a lavorare quotidianamente a questo progetto”, spiega. “Nasce, poi, Slow Wine Coalition, una rete di aziende, consumatori e distributori di vino che si riconoscono nel manifesto e la Fair, in definitiva, è il primo incontro di questa grande comunità”. Insomma, è solo l’inizio di un lungo e consapevole percorso.

Stefania Tessari

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