Allarme a Katowice. Il clima porta il mondo fuori rotta

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Due eventi: la Conferenza annuale sul clima delle Nazioni Unite, in corso fino al 14 dicembre nella città polacca di Katowice, e il primo Simposio internazionale Health and Climate Change, che si è tenuto a Roma a inizio dicembre. Un identico messaggio: è necessario correre in fretta ai ripari oppure il cambiamento climatico stravolgerà la vita sul nostro pianeta, con le prime gravi conseguenze entro 20 anni.

“Stiamo andando fuori rotta” ha detto a Katowice il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. “Abbiamo poco tempo per limitare l’aumento della temperatura. E quel tempo sta finendo”.

E’ un avvertimento rivolto soprattutto ai Paesi industrializzati, perché rispettino gli impegni a limitare le emissioni di gas serra e perché finanzino i programmi per ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici già in atto nei Paesi meno sviluppati. “Abbiamo una responsabilità collettiva – ha avvertito Guterres – ad investire nella prevenzione del caos climatico globale e a consolidare gli impegni finanziari presi a Parigi nel 2015 per assistere le comunità e le nazioni più vulnerabili”.

Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi della storia, la concentrazione di CO2 in atmosfera è la più elevata degli ultimi tre milioni di anni, le emissioni continuano a crescere e il rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti ha avvertito che già nel 2030 potremmo raggiungere un aumento di 1,5 gradi nella temperatura terrestre rispetto ai valori pre-industriali, con impatti devastanti.

Nel Simposio di Roma Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ha detto: “Si corre il rischio che i nostri nipoti non possano più stare all’aria aperta per gran parte dell’anno a causa dell’aumento delle temperature: il pericolo concreto è che le ondate di calore possano passare da periodi limitati dell’anno a oltre 200 giorni l’anno in alcune parti del mondo” con lo stravolgimento degli ecosistemi e danni enormi per la salute e rischio della vita per le persone più deboli. 

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