A Natale sulle tavole arriva il bio pesce creato in laboratorio?

pesce natale

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Addio squame e spine, a Natale sulle tavole dei consumatori europei arrivano crostacei e molluschi bio creati in laboratorio. Il pesce per il Cenone di Natale quest’anno potrebbe diventare ecosostenibile per le famiglie europee che avranno voglia, ma soprattutto possibilità, di cambiare. La rivoluzione tecnologica della pescicoltura è infatti pronta per arrivare sulle nostre tavole con una serie di alternative ittiche prodotte in laboratorio.

Ad annunciarlo è BlueNalu, azienda con sede a San Diego, che ha realizzato i prodotti in collaborazione con il distributore britannico di alimenti surgelati Nomad Foods.
I prodotti ittici a base di cellule, derivati ​​da pesce comunemente consumato, come salmone e tonno, o crostacei, come gamberetti e granchi, non discendono direttamente da esseri viventi, per cui non prevedono l’abbattimento di animali.

La carne viene prodotta in laboratorio raccogliendo cellule da un campione prelevato da pesci o crostacei donatori, che vengono poi coltivate in un bioreattore. Il mix risultante contiene muscoli e cellule adipose e, secondo le dichiarazioni dei vertici delle società produttrici, ha un sapore simile alla controparte naturale, anche se è privo di spine, squame, bulbi oculari e tutti i vari fastidiosi scarti che caratterizzano i prodotti ittici acquistati in pescheria.

“Il processo di lavorazione di crostacei e frutti di mare risulta più complesso rispetto alla produzione di carne perché ogni specie di pesce è caratterizzata da sapore, consistenza e linea cellulare specifica, per cui richiede un insieme unico di parametri da implementare nelle procedure di coltivazione”, ha detto Reza Ovissipour, del Virginia Tech, specialista in sicurezza alimentare e agricoltura cellulare.

Per coltivare il pesce in laboratorio, gli scienziati raccolgono cellule staminali adulte o embrionali dalle specie di interesse, creando poi linee cellulari che si autorinnovano, stabili e in grado di differenziarsi in muscoli, grasso e tessuto connettivo. I ricercatori inizialmente coltivano le cellule in un unico strato aderente alla superficie di laboratorio.

Una combinazione di sostanze nutritive, glucosio, amminoacidi, peptidi, acidi grassi, vitamine, sali minerali, ormoni proteine ​​ricombinanti e citochine favorisce la crescita delle coltivazioni, che, nello step successivo si sviluppano attraverso strutture tridimensionali e bioreattori.

Indipendentemente dalla portata dell’operazione, il costo della produzione di proteine coltivate è significativamente più elevato rispetto alle alternative convenzionali. Di media sono infatti necessari circa 20 mila dollari per ogni chilogrammo coltivato, secondo le stime della società di consulenza CE Delft.

Fonte: BreveNews

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