Nelle ultime settimane il biologico europeo è tornato al centro del dibattito politico e normativo. Le posizioni emerse su equivalenza, semplificazione e pesticidi rimandano a interventi distinti della Commissione europea, accomunati dal contesto temporale ma non dagli obiettivi né dagli strumenti.
Un primo fronte riguarda il principio di equivalenza nel commercio biologico internazionale. Il 16 dicembre 2025 la Commissione europea ha presentato una proposta di modifica mirata del Regolamento (UE) 2018/848 che interviene anche sull’uso del logo biologico UE per i prodotti importati da Paesi terzi riconosciuti come “equivalenti”.
Su questo punto è intervenuta IFOAM-Organics International, esprimendo forte preoccupazione. Pur riconoscendo alcuni elementi positivi, IFOAM contesta l’ipotesi di limitare l’uso del logo UE per i prodotti biologici provenienti da Paesi terzi equivalenti, subordinandolo a requisiti aggiuntivi ancora da definire. Secondo l’organizzazione, questa impostazione rischia di indebolire il principio stesso di equivalenza – inteso come raggiungimento degli stessi obiettivi e principi anche attraverso regole diverse – e di introdurre un sistema a più livelli nel biologico europeo, con possibili effetti negativi sugli scambi e sulla chiarezza per i consumatori.
Un secondo piano riguarda la semplificazione tecnica e amministrativa del biologico europeo, sempre nell’ambito della revisione del Regolamento 2018/848 e della legislazione di attuazione. In questo caso l’obiettivo dichiarato della Commissione europea è ridurre i costi burocratici e rafforzare la competitività del settore, intervenendo su aspetti pratici come spazi esterni, densità di allevamento, mangimi e procedure di controllo.
Secondo la Commissione, le modifiche non mirano a ridurre gli standard, in particolare sul benessere animale, ma a fornire maggiore chiarezza e flessibilità agli operatori. A supporto della riforma vengono citati dati che descrivono un settore in crescita, con oltre 17 milioni di ettari coltivati a biologico nell’UE, un mercato che supera i 45 miliardi di euro e risparmi amministrativi stimati in circa 47,8 milioni di euro l’anno.
Un terzo fronte, distinto dai precedenti, riguarda la regolazione dei pesticidi e del biocontrollo ed è legato al nono pacchetto “Omnibus” presentato dalla Commissione europea, che non costituisce una revisione del regolamento sul biologico. Su questo intervento hanno espresso forti critiche FederBio, Legambiente e Slow Food.
Le organizzazioni temono che, dietro la semplificazione amministrativa, si celi un indebolimento del principio di precauzione, attraverso l’estensione delle autorizzazioni per i pesticidi di sintesi, l’allungamento dei periodi di tolleranza per sostanze vietate e una riduzione del peso delle nuove evidenze scientifiche nelle valutazioni. Pur riconoscendo la necessità di procedure dedicate per i prodotti di biocontrollo, viene giudicato rischioso affiancare a questo obiettivo un allentamento delle regole sulla chimica di sintesi, in contrasto con gli obiettivi del Green Deal europeo e con l’urgenza di una transizione agroecologica.
Equivalenza nel commercio bio internazionale, semplificazione tecnica del biologico e regolazione dei pesticidi sono dunque tre piani diversi, che nascono dallo stesso contesto politico europeo ma fanno riferimento a interventi normativi differenti. Tenerli distinti è essenziale per comprendere il dibattito in corso ed evitare sovrapposizioni improprie; considerarli insieme aiuta però a cogliere la complessità della fase che il biologico europeo sta attraversando, tra semplificazione, tutela degli standard e coerenza delle politiche ambientali e agricole dell’Unione europea. (c.b.)












