Sidecar Smilla: tour contro il randagismo

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E’ partita oggi, 26 luglio, l’avventura in sidecar di Paolo e del suo cane Smilla contro il randagismo. I due hanno cominciato questo singolare tour italiano (l’iniziativa era stata annunciata a suo tempo da GreenPlanet) da Gorizia, questa mattina all’alba, e stanno andando giù verso il Veneto e poi in tutta Italia: saranno 19 le tappe del viaggio-denuncia che un cane e il suo umano hanno intrapreso per testimoniare la situazione di tanti rifugi dove i cani non più voluti finiscono i loro giorni e per documentare le condizioni difficili nelle quali lavorano tante associazioni. Il ritorno a Gorizia è previsto per il 1° settembre, con l’accoglienza al Festival Vegetariano, sostenitore dell’impresa.

E’ possibile seguire il tour di Smilla e Paolo sul blog, su Facebook e contribuire attraverso la piattaforma di crowdfunding Eppela.

LE TAPPE PIU’ SIGNIFICATIVE DI SIDECAR SMILLA

Tra le numerose realtà che Smilla e Paolo visiteranno durante il loro viaggio, ne spiccano alcune, e i motivi della loro unicità sono spesso opposti. In Italia spiccano sì situazioni di canili e rifugi in vera e propria emergenza, ma attraverso il loro tour i protagonisti di Sidecar Smilla porteranno anche alla luce esperienze virtuose e storie di meravigliosa “fratellanza” tra uomo e cane.

26 LUGLIO – PARTENZA DA GORIZIA

La partenza è organizzata in collaborazione con l’Associazione Isontina Protezione Animali , che gestisce – in convenzione con l’azienda Socio Sanitaria n. 2 Isontina – l’attuale Rifugio dei cani abbandonati (in via degli Scogli 40) provvedendo alla custodia, al nutrimento, alle cure mediche e profilattiche, alla sterilizzazione delle femmine e soprattutto all’adozione dei cani abbandonati, attuata con criteri rigorosi e successivi controlli per verificarne il buon esito. Oltre che dei cani, i volontari si prendono cura anche dei gatti, che assistono e curano presso la propria sede e nutrono, e di intere colonie feline che tutelano, controllano e sterilizzano (per evitare incontrollate proliferazioni e conseguenti abbandoni, contenendo così il fenomeno del randagismo).

L’associazione è infine punto di riferimento per i cittadini, che possono richiedere informazioni, consulenza e assistenza, oltre che attiva nel verificare situazioni di possibili maltrattamenti segnalate.

2 AGOSTO – VOLTERRA (PISA)

A Volterra Paolo e Smilla saranno ospiti dell’ associazione G.A.Vol (Gruppo Animalista VOLterra), che a inizio agosto organizza un mini vegan festival, il “Volterra Vegan”, di tre giorni, per diffondere un messaggio di convivenza etica e rispetto della vita animale in ogni sua forma. Il 2 agosto, in particolare, è prevista nel carcere di Volterra – la quattrocentesca Fortezza medicea – una cena vegana, la "Cena VeGaleotta", preparata e servita dai detenuti con il supporto di due cuochi vegani di Roma, Marco Cioffi ed Andrea Cavaletti.

L’Associazione G.A.Vol, nata nel giugno 2006, persegue l’obiettivo di tutelare tutti gli animali e i loro diritti. Si impegna per l’abbattimento di ogni forma di sfruttamento e violenza sugli animali, sviluppando e rafforzando iniziative a tale scopo. Nella convinzione che gli animali sono esseri senzienti capaci di soffrire, amare, provare piacere, dolore, comunicare, e che hanno un valore autonomo e non in quanto utili all’uomo, tale da renderli soggetti morali depositari di diritti da tutelare, viene ripudiata la logica dello specismo (discriminazione in base alla specie: quella animale – umana superiore a quella animale – non umana), portatrice di schiavismo e sfruttamento del più debole. Quindi G.A.Vol promuove, anche in collaborazione con altre associazioni, attività di tutela dei diritti degli animali, denunciando qualunque forma di violenza e maltrattamento.

Lo scorso aprile G.A.Vol si è battuta per evitare che i cani randagi di Volterra venissero portati in un canile di Matera, in seguito alla vittoria del bando di gara indetto dal Comune da parte di un rifugio lucano (fino a quel momento venivano ricoverati nel canile rifugio "Madonna della Guadalupe" a Meletole di Castelnuovo Sotto, Reggio Emilia). Secondo i volontari, alla difficoltà di adozione dei cani rinchiusi in uno dei tanti canili sovraffollati del Sud si sarebbe aggiunto anche un aggravio sulle tasche dei contribuenti. Il Comune ha dunque verificato l’idoneità del canile ed ha infine cambiato rotta.

18 AGOSTO – LATINA

Ass. Amici del Cane: un rifugio che mediamente ospita 1000 (!) cani, completamente gestito da volontari che si autotassano e dedicano tutto il loro tempo a questi animali. La filiale Findus di Cisterna di Latina, che forniva al rifugio molto cibo in scadenza, è in chiusura e quindi i cani tra non molto non avranno più da mangiare. La situazione è drammatica. L’associazione di volontari senza fini di lucro, nata nel 1981, è attiva presso il Canile Sanitario di Latina che gestisce, restituendo ai cani accolti la dignità che gli è stata tolta e l’amore che servilmente hanno dato alle persone che li hanno traditi abbandonandoli.

Oltre alle cure, al mantenimento ed all’amore che cercano di distribuire a tutti, i volontari sono impegnati nella ricerca continua di persone che sappiano amorevolmente prendersi cura di loro, trattandoli con lo stesso rispetto dovuto agli esseri umani. Nel sito dell’associazione ci sono foto e descrizione di tantissimi cani, di qualsiasi taglia, colore ed età: non sono di razza, ma l’amore non ha colore o razza. Ci sono cani che hanno vissuto l’intera esistenza in questo ricovero, sottratti a gente che li maltrattava, che là hanno trovato un ambiente che, senza pretese, li abbia accolti su di fino alla fine.

19 AGOSTO – SUPINO (FROSINONE)

Associazione Progetto Quasi si occupa della cura e l’adozione di cani disabili e in difficoltà. E’ un’esperienza unica, che prende il nome dalla cagnolina Quasi, affetta dalla sindrome “del cane babbuino a spina corta”, così detta per il tipico modo in cui questi cani si siedono. Quasi è affetta da una scoliosi gravissima (con due gobbe), ha il bacino storto, le zampe davanti più corte di quelle dietro, le vertebre cervicali fuse e quindi il collo immobile. Proviene da un paesino campano, dove ha subito ogni genere di angheria, finché non è stata ricoverata in un rifugio e Fabiana, presidente dell’associazione, l’ha adottata. Il suo nome è dovuto ai commenti che suscita nella gente (anzi, negli adulti): “Sembra quasi…”.

Fabiana, presidente e ‘mamma’ di Quasi, è terapista per bambini con disabilità, è "avvezza" alla sofferenza (se mai ci si possa abituare), conosce la solitudine e le difficoltà di alcune realtà, e si adopera al meglio per cambiare almeno quello che le capita davanti agli occhi. Il Progetto Quasi è nato inizialmente per pagare i due interventi chirurgici a cui Quasi ha dovuto essere sottoposta a causa di una lussazione congenita della rotula, sostenuti grazie alla vendita di spille e magliette. Da lì l’idea: se ha funzionato per lei, può funzionare anche per gli altri… ed è iniziata l’avventura. Da allora decine e decine di cani con gravi danni neurologici, con tre o addirittura due zampe, ciechi, zoppi, con malformazioni, anziani, malati, sono stati prelevati da canili (alcuni dei quali possono tranquillamente essere definiti "canili lager"), sono stati curati amorevolmente e portati in adozione

Oggi tra le iniziative del Progetto Quasi c’è anche ‘Adotta un mini anziano’, rivolta a promuovere l’adozione di cani di piccola taglia di età avanzata: sono infatti loro quelli che maggiormente soffrono la reclusione in canile, e quelli che più vi rimangono, visto che le taglie piccole sono le più longeve e possono arrivare anche a vent’anni. E poi l’idea della Casa Famiglia, nata nel 2011 dall’incontro tra Fabiana con una mamma sola con un bambino disabile, all’epoca in condizioni di difficoltà e disagio economico. Per coniugare le difficoltà oggettive di questa famiglia "speciale" con quelle del volontariato attivo sempre alla ricerca di posti adeguati per stallare i cani in cerca di famiglia, si è concretizzato il progetto di costruire un luogo familiare dove accogliere e curare i cani, e di dare modo alla mamma e al bimbo di poter vivere una vita più serena.

SMILLA PORTRAIT

Il mio nome da cane felice è Smilla, ma non è sempre stato così. La mia vita ha avuto un brutto esordio e altri nomi, scelti da umani incapaci di questo ruolo. Mia madre apparteneva ad un uomo buono, che però non riusciva a prendersi cura di lei e poi di noi cuccioli, una persona dedita all’alcool ma non al nostro benessere. Così, convintosi che quello che aveva da offrirci non fosse il meglio per noi, ci ha lasciati al canile. La prima adozione è stata un disastro, dopo pochi mesi sono stata ritrovata in autostrada e per me si sono riaperte le porte del rifugio per cani. Anche laseconda esperienza di convivenza con un umano non è andata meglio: erano botte e percosse… E di nuovo al piccolo canile di Ronchi dei Legionari.

Il mio primo anno e mezzo è stato terribile, la mia spensieratezza di cucciolo si era appena manifestata e subito spenta. Al canile mi chiamarono Stella, ma il mio sguardo non brillava più. Finché un giorno, ormai otto anni fa, arrivò Paolo Susana: il suo cane era morto e cercava un nuovo amico, chiedeva un maschio di taglia grande. Non so ancora come, ma quando ci siamo visti, lui ed io, femmina di taglia media, tra noi è scattato qualcosa. Tuttavia i volontari del canile, che conoscevano la mia storia e sapevano quante ne avessi passate, erano restii nel darmi in adozione.

Paolo però non ha mollato. Prima c’è stato l’affido: mi veniva a prendere per qualche ora, mi portava in passeggiata e poi mi restituiva al rifugio. Così per un po’ di tempo, finché un giorno siamo andati a casa sua, con la promessa di "rincasare" la sera: è stato un pomeriggio spensierato di coccole e carezze con suo figlio, cucciolotto come me. La sera, stanchi e felici, ci siamo accoccolati insieme davanti alla televisione: c’era il film di animazione "Balto", e sono rimasta rapita da quel cane mezzo lupo, che stava vivendo la sua meravigliosa e incredibile riscossa.

Ho sentito Paolo avvicinarsi al telefono e dire: ‘Senti, la cagnetta è tranquilla e sta guardando la tv con mio figlio, come faccio a riportarvela stasera?’. Da allora la sua casa è diventata anche la mia casa e la mia vita è ricominciata, una vita fatta di amore e di cure, con il nome di Smilla, come la protagonista del romanzo di Peter Hoeg (‘Il senso di Smilla per la neve’). Il motivo di questo cambiamento anagrafico? Dare un taglio al passato, mantenendo però un’assonanza con il nome a cui ero abituata (per noi cani il suono è importante!)… e poi, il mio rapporto con la neve è a dir poco fenomenale!

Con Paolo abbiamo fatto in questi anni un sacco di esperienze e soprattutto tanti viaggi: in treno, in auto, in bicicletta (io me ne stavo sul carrellino). Credo che lui sia una persona speciale: ha lavorato a lungo con persone che hanno vissuto esperienze di vita difficili. Sa immedesimarsi nella sofferenza degli altri, quindi ha capito anche la mia. E poi crede che niente dia il diritto agli umani di dominare gli altri esseri viventi. Insomma, la nostra è un’amicizia alla pari!

 

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