“Rivoluzione Bio” per non perdere il nostro primato

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“Aspettando Rivoluzione Bio” ha inteso definire il ruolo e posizionamento degli interventi di sostegno all’agricoltura biologica nel periodo di programmazione 2023-2027. I lavori si sono aperti con l’intervento di Domenico Lunghi, direttore Business Unit Private Label, Food&Pet Industry di BolognaFiere e dall’onorevole Paolo De Casto. Il key note speech sul tema “Agricoltura biologica e nuova PAC: il ventaglio degli strumenti” è stato tenuto da Angelo Frascarelli, docente di Politica Agroalimentare Università degli Studi di Perugia.

A seguire la tavola rotonda – moderata dal Professor Frascarelli – ha visto come discussant la presidente di Federbio Maria Grazia Mammuccini, l’assessore all’Agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca Regione Emilia-Romagna Alessio Mammi, Roberto Romano, presidente AIAB e Camillo Zaccarini Bonelli della direzione Strumenti per la Gestione del Rischio ISMEA.

Le conclusioni sono state affidate al sottosegretario di Stato per le Politiche agricole, alimentari e forestali senatore Francesco Battistoni.

Nel corso del suo intervento introduttivo Paolo De Castro ha evidenziato come: “Dopo 3 anni di faticoso negoziato, il Consiglio UE ha trovato un importante accordo, con il favore di tutti i Ministri dell’Agricoltura degli Stati Membri: piena conferma delle direttrici della strategia Farm to Fork presentata dalla Commissione, una agricoltura più sostenibile, più attenta alle risorse naturali, con meno chimica.” Ecco quindi confermato “l’obiettivo ambizioso di puntare ad almeno il 25% di superficie agricola bio nella UE e una PAC più verde con un quarto del bilancio dedicato agli aiuti diretti dedicato agli ecoschemi. Ora il ruolo degli Stati Membri è cruciale”. Per De Castro “il Biologico è uno dei punti di forza su cui l’Europa sta puntando: l’Italia è leader a livello mondiale e l’obiettivo del 25% delle superfici è una ambizione possibile, essendo oggi già vicini ad una incidenza del 16%. Il Piano Strategico di Azione deve approfittare della vocazione biologica italiana per fare sempre più bio in Italia e limitare le importazioni di bio non comunitarie”.

“Dalle analisi svolte da ISMEA-RRN il target posto dalla Strategia Farm to Fork di almeno il 25% della SAU nel 2030 è un traguardo sfidante ma raggiungibile nella definizione del Piano strategico della nuova PAC adottando il giusto mix fra interventi del I e del II pilastro e il giusto livello di appetibilità finanziaria dei pagamenti di eventuali Ecoschemi biologici”, ha affermato Camillo Zaccarini Bonelli. “È inoltre importante rimarcare che tale obiettivo di incremento del biologico può rappresentare il traino principale non solo per accompagnare l’aumento della domanda e lo sviluppo economico del settore ma anche il raggiungimento di altri importanti obiettivi ambientali assegnati dal Green Deal, come ad esempio la riduzione dei fertilizzanti di sintesi del 20% o la riduzione dei prodotti fitosanitari molto tossici del 50% nel 2030.”

Per Alessio Mammi “La Regione si è data obiettivi ambiziosi per i prossimi anni, in particolare coprire almeno il 40-45% della superficie coltivata attraverso produzioni e coltivazioni biologiche e altri sistemi di produzione sostenibile. Di fronte ad obiettivi ambiziosi, bisogna essere conseguenti: con l’ultimo Programma di Sviluppo Rurale, compreso il biennio di transizione in corso, abbiamo investito complessivamente, in modo diretto o indiretto, 400 milioni di euro a favore dell’agricoltura biologica. i risultati sono arrivati e si stanno incrementando, le imprese bio sono cresciute di oltre il 75% e gli ettari del 102%. Dati davvero impressionanti, raggiunti in pochi anni, che testimoniano l’impegno della Regione e la disponibilità delle imprese agricole e che dimostra quanto siano sensibili alla sostenibilità ambientale se adeguatamente accompagnate e sostenute. E ancora, per l’esponente regionale: “Sono convinto sia fondamentale perseguire gli obiettivi del Farm to Fork e del Green Deal con l’attenzione però di saper tenere in equilibrio la sostenibilità: sia quella ambientale, sia quella economica e sociale, per salvaguardare il reddito delle imprese e agricole. Questi principi devono tenersi insieme anche attraverso l’innovazione, la ricerca, l’agricoltura di precisione. Settori sui quali investiremo. L’agricoltura biologica sta facendo passi da gigante: dobbiamo continuare a insistere e a supportare le imprese anche nella commercializzazione e promozione dei prodotti bio, e nella ricerca di nuovi mercati. Vogliamo diventare il Polo nazionale del biologico, grazie al superamento del 25% della superficie bio e creando le condizioni affinché nascano imprese e filiere anche nella trasformazione dei prodotti bio e ospitando grandi manifestazioni internazionali come Sana. Continuerà inoltre un deciso impegno verso la diffusione del biologico nelle scuole.

“In vista di Rivoluzione Bio 2021 l’evento ha rappresentato un momento di confronto importante anche per spingere l’avvio del lavoro del tavolo di partenariato da parte del Ministero, che è in grande ritardo rispetto alle scadenze che ci aspettano per la stesura del Piano Strategico Nazionale (PSN)”, ha evidenziato Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio.

“Nonostante i limiti della riforma approvata – continua -, gli ecoschemi rappresentano una concreta possibilità di sviluppo dell’agroecologia e il biologico può dare un contributo importante sia sul fronte ambientale, sia su quello economico. Per questo dobbiamo porci obiettivi ambiziosi per mantenere la leadership del settore in ambito europeo. FederBio insieme ad AIAB, con il contributo scientifico del Prof. Frascarelli, ha ritenuto necessario avanzare una proposta coerente con il lavoro portato avanti fino ad oggi nell’ambito della coalizione #CambiamoAgricoltura, ma che al tempo stesso tenesse conto dell’accordo finale sulla PAC. La proposta che abbiamo avanzato prevede d’inserire il sostegno agli agricoltori per il mantenimento del bio nelle misure ambientali dello sviluppo rurale e, per quanto riguarda gli ecoschemi, puntare sul principio dell’accessibilità a tutti gli agricoltori inserendo la conversione al bio. Importante, inoltre, prevedere il riconoscimento dei costi di certificazione per contribuire ad affermare il principio che produrre beni pubblici, come ambiente e salute, non può determinare costi maggiori per le imprese che poi ricadano sul consumatore. L’obiettivo è aprire un confronto con gli altri attori del settore, con le Regioni e il Ministero affinché il biologico, come punta più avanzata dell’agroecologia, possa offrire soluzioni innovative anche per il resto dell’agricoltura e raggiungere gli obiettivi della “Farm to Fork” di riduzione del 20% dei fertilizzanti chimici e del 50% dei pesticidi di sintesi chimica. È importante, infine, che il PSN sia supportato dall’approvazione della Legge sul biologico e dal Piano d’azione che definisce degli interventi decisivi per la crescita del settore e per la diffusione di Distretti biologici e filiere di Made in Italy bio che rappresentano un’opportunità per il nostro Paese e per gli agricoltori”.

Nelle sue conclusioni il sottosegretario alle Politiche Agricole Francesco Battistoni ha dichiarato: “L’Italia è un Paese dove cresce sia la domanda interna che i dati sulle esportazioni di prodotti biologici. Siamo secondi esportatori a livello mondiale e primi in Europa per numero di aziende bio. Nonostante il nostro modello faccia scuola in tutto il mondo, abbiamo ancora ampi margini di crescita. Sono convinto che grazie alla nuova PAC ed al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il settore avrà, nei prossimi anni, uno slancio importantissimo. La nostra priorità, come Mipaaf, è proseguire nel dialogo che abbiamo iniziato e lavorare in sinergia con gli attori della filiera”.

Fonte: Rivoluzione Bio

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