Perché non possiamo incolpare l’agricoltura bio per la crisi dello Sri Lanka

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Nell’aprile 2021, il governo dello Sri Lanka ha annunciato la sua intenzione di vietare l’importazione di prodotti agrochimici e di inaugurare una transizione a livello nazionale verso l’agricoltura biologica al fine di garantire ai cittadini il diritto a cibi non tossici. Reazioni contrastanti hanno accolto questo annuncio sia all’interno che all’esterno del Paese. Da allora si sono visti diversi titoli di varie testate etichettare questo passo come un fallimento. Il governo aveva quindi manifestato l’intenzione di rivedere gli step da compiere verso il bio, ma non di rinunciare alla propria visione, ma ora in mezzo alla crescente frustrazione pubblica per la situazione generale in Sri Lanka, il Primo Ministro ha rassegnato le dimissioni.

Per comprendere meglio i recenti sviluppi, Gabor Figeczky, Senior Global Policy Manager presso IFOAM – Organics International ha parlato con Thilak Kariyawasam del Lanka Organic Agriculture Movement (LOAM), membro di IFOAM – Organics International, per saperne di più sul piano originale per realizzare la transizione bio e sfatare il mito ampiamente diffuso che la crisi alimentare in Sri Lanka sia legata a questa decisione.

– Perché molti agricoltori e consumatori nello Sri Lanka vogliono passare al biologico?

L’intenzione di passare al biologico in realtà risale al 2015, quando l’allora presidente dello Sri Lanka Maithripala Sirisena ha annunciato i suoi piani per una “nazione senza tossine” (toxin-free nation) anteponendo pratiche sostenibili e centrate sulle persone al profitto aziendale. Questa decisione è stata innescata dalla sua esperienza diretta, dopo aver visto come nelle  nelle comunità rurali dove i fertilizzanti chimici avevano contaminato pozzi d’acqua e ruscelli, i casi di malattie renali risultassero sproporzionatamente elevati. Passando velocemente al 2021, il Paese si è trovato in una crisi finanziaria, e aveva bisogno di tagliare drasticamente la spesa. Il presidente Gotabaya Rajapaksa ha annunciato il divieto di importazione di prodotti agrochimici con l’obiettivo di risparmiare tra i  300 e i 400 milioni di dollari. Oltre a permettere un risparmio immediato, questa mossa è stata considerata necessaria perché i prodotti agrochimici, nel tempo, non avevano aumentato significativamente la produzione agricola, ma diminuito la fertilità del suolo, i rendimenti e danneggiato la biodiversità.

– Che cosa sta accadendo ora, ed è collegato all’agricoltura biologica?

In questo momento lo Sri Lanka sta affrontando numerose difficoltà, tra cui le proteste di massa. È importante notare che le ragioni della crisi sono di vasta portata e complesse. Il nostro settore del turismo ha sofferto molto durante il Covid, c’è una grave carenza di gas e un’inflazione record, per citarne solo alcuni. A causa di tutti questi fattori, oltre al fatto che il Paese ha sempre importato cibo su larga scala, ora c’è anche una carenza di cibo. Non possiamo collegare questo al progetto di transizione al biologico, in particolare perché è durato solo 7 mesi nella sua forma originale. Lo Sri Lanka era già in crisi molto prima dell’annuncio.

– Quali sono le prossime misure necessarie per sostenere l’agricoltura biologica e lo Sri Lanka “toxin-free”?

Stiamo lavorando su programmi per garantire che gli agricoltori abbiano accesso alle conoscenze e alle competenze di cui hanno bisogno per andare avanti nella produzione. Abbiamo bisogno di consulenti tecnici per condurre questo programma in un lasso di tempo realistico. Nel complesso, è necessario destinare maggiori risorse alla formazione, alla ricerca e alla sensibilizzazione sui benefici del bio. Mi auguro che, nonostante le attuali turbolenze politiche, lo Sri Lanka possa continuare sulla strada del biologico. Sappiamo già che vi è un significativo sostegno da parte degli agricoltori.

– Dunque, la crisi alimentare in Sri Lanka non è stata causata dalla politica del governo per la transizione al bio come un sacco di titoli affermano. Pensa che il biologico possa aiutare a uscirne?

È stato scoraggiante vedere quante persone sono saltate alle conclusioni sbagliate senza esaminare ciò che è realmente accaduto negli ultimi anni. Sono stati tracciati falsi paralleli tra la crisi alimentare e la decisione di passare al biologico. La crisi alimentare è stata causata da una crisi finanziaria e dalla dipendenza dall’importazione di prodotti alimentari e di prodotti chimici che sono diventati sempre più costosi. Passare al bio ci aiuterà a coltivare il cibo in modo più sostenibile, conveniente e sano e alla fine ridurrà la nostra dipendenza dalle importazioni.

– Quali sono i consigli per il vostro governo e qualunque altro Paese che sta contemplando una transizione bio su grande scala, dato l’aumento globale dei prezzi dei fertilizzanti?

Raccomandiamo un approccio step-by-step che consenta un tempo sufficiente per la graduale riduzione dell’uso di fertilizzanti sintetici, compresa il continuo sovvenzionamento del bio, nonché l’investimento nell’acquisizione delle conoscenze e delle competenze necessarie per coltivare biologico. Inoltre, è importante creare partenariati in particolare con il settore privato, perché l’aumento dei prezzi del petrolio e del gas naturale porterà ad un aumento dei prezzi dei fertilizzanti e, in ultima analisi, renderà gli alimenti più costosi per tutti.

Esorto gli altri paesi a imparare dalle nostre esperienze degli ultimi anni e a non lasciarsi scoraggiare da esse. Può sembrare che lo Sri Lanka abbia rinunciato a diventare una nazione “toxin-free”, ma non è così. Se il progetto verrà condotto nel modo corretto, lo Sri Lanka potrà passare al bio nel prossimo decennio.

Fonte: Organic Without Boundaries

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