Maffini (CONAPI): “In aumento l’import di miele millefiori dall’estero”

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Anche quest’anno, in Italia, la campagna del miele non è stata particolarmente soddisfacente. Si è conclusa, infatti, con una resa produttiva soprattutto per i mieli estivi, di pochi chili per alveare.

Non ci sono ancora i dati definitivi ma, in particolare, la produzione del millefiori si aggirerebbe intorno ai sei/otto kg per alveare, praticamente quasi niente se si considera che la media produttiva per alveare degli ultimi anni è di circa 25 chili. Quaranta nei tempi d’oro.

Questa situazione potrebbe incrementare le importazioni, soprattutto dai Paesi dell’Est Europa, posto che quelle d’Oltremare, come dall’Argentina che è un grande produttore di miele millefiori, sono ostacolate dalle difficoltà di reperire container, dalla crisi energetica e da quella geopolitica che impatta fortemente sull’economia globale e globalizzata.

Ne parliamo con Nicoletta Maffini, direttore generale di CONAPI, il Consorzio nazionale degli apicoltori, in un’intervista esclusiva per GreenPlanet in cui si traccia l’andamento della campagna 2022, sia per il prodotto biologico (che rappresenta il 45% della produzione di CONAPI) che per quello convenzionale.

– Com’è andata la campagna di quest’anno?

“La prima parte, quella primaverile, tutto sommato è andata abbastanza bene –  afferma Maffini – i primi raccolti, infatti, hanno risentito in maniera marginale, del cambiamento climatico e in particolare della forte siccità che ha caratterizzato sia l’inverno che l’estate in gran parte dell’Italia. Questo ha consentito un recupero della produzione di miele di acacia che negli ultimi anni si era letteralmente azzerata, ma siamo ben lontani dai volumi produttivi a cui gli apicoltori erano abituati fino a dieci anni fa. È innegabile che da un decennio almeno, il settore apistico italiano è fortemente penalizzato dal cambiamento climatico con costanti e progressive perdite di rese”.

– Come ha influito quest’anno il clima, soprattutto l’estate siccitosa appena conclusa?

“La siccità e le elevate temperature hanno bruciato le fioriture, d’altronde abbiamo assistito a temperature sopra i 40 gradi per diversi giorni, fortemente penalizzate le produzioni estive come il girasole e il millefiori. È possibile quindi che il prodotto italiano manchi e che si debba sopperire alla richieste del mercato con miele proveniente da altri Paesi europei.”

– Come impatta questa situazione sul mercato?

“Verranno importati maggiori quantitativi di miele, soprattutto millefiori, dall’estero, rispetto ai prezzi è tutto ancora da definire. Il miele che arriva in Italia di solito è dei Paesi dell’Est Europa e in parte anche Argentino o di altri Paesi del Centro e Sud America, che sono grandi produttori. Viviamo un momento storico davvero complesso: cambiamento climatico, crisi energetica, difficoltà di reperire vetro e altri materiali di confezionamento, dobbiamo in ogni caso guardare avanti con ottimismo e ogni impresa per superare questo momento dovrà ottimizzare i costi e creare nuove efficienze”.

– Cosa c’è da attendersi per l’andamento dei prezzi?

“Difficile fare previsioni. Il processo inflativo iniziato quest’anno inevitabilmente andrà avanti per lo meno nella prima parte del 2023, tuttavia la soluzione non può essere esclusivamente quella di incrementare i listini, è necessario l’intervento dall’alto e mi riferisco alla classe politica Italiana e non solo“.

– Questa situazione si traduce in una erosione delle aziende apistiche?

Non al momento. Abbiamo 110mila alveari e oltre 600 soci apicoltori e continue richieste di nuove adesioni. Negli ultimi anni le aziende apistiche, per sopperire ai raccolti scarsi, hanno ampliato le produzione affiancando a quella del miele anche quella di polline e/o propoli e pappa reale, c’è anche chi si dedica all’allevamento delle api regine”.

Mariangela Latella
maralate@gmail.com

 

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