La biodiversità aiuta l’economia. Il caso APOT

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La seconda giornata di Interpoma a Bolzano è stata dedicata alla sostenibilità e alla coltivazione biologica; nel convegno dal titolo ‘La melicoltura sostenibile nella produzione Bio e nella produzione integrata’ sono state presentate numerose esperienze e studi in varie parti del mondo. Il direttore di APOT e Assomela Alessandro Dalpiaz (nella foto) ha illustrato lo studio circa la biodiversità dei terreni frutticoli del Trentino, nell’ambito del progetto di Trentino Frutticolo Sostenibile, giunto al terzo anno di attuazione.

‘Fra le tre componenti della sostenibilità, economica, ambientale, sociale – ha riferito Dalpiaz nel suo intervento – preferisco partire dalla prima, perché fornisce una motivazione chiara e necessaria ai produttori per compiere nel concreto iniziative di miglioramento della qualità dei prodotti con processi coerenti. La biodiversità è un’espressione fondamentale della sostenibilità. Più ampia è la biodiversità e meglio ogni ecosistema sarà in grado di reagire ad eventuali cambiamenti, garantendo risultati ambientali ma anche economici duraturi’.

Proprio per raggiungere questi obiettivi APOT ha cominciato a misurare la biodiversità, analizzando l’ambiente produttivo e il territorio, l’acqua e il terreno, allo scopo di capire la reale dimensione di questo fondamentale parametro, individuare possibili criticità e, ove possibile, progettare interventi di miglioramento.

In due anni sono stati raccolti 80 campioni di terreno coltivato a melo, nei primi 12 mesi, ed altri 56 campioni provenienti da terreni coltivati con specie diverse al melo nei successivi 12. I risultati, elaborati da primarie società terze, sono molto incoraggianti. Uno scenario positivo insomma, tanto che nel 2017 i suoli trentini hanno potuto ottenere la certificazione secondo lo standard Biodiversity Alliance.

Da un punto di vista più generale, dall’intervento di Dalpiaz è emerso che quasi il 90% del suolo Trentino è costituito da elementi naturali: 57,8% del territorio è occupato dal bosco, il 2,8% dalle aree urbane, solo il 5,4% dalle colture agricole. Più nel dettaglio nelle aree più dedicate alla coltivazione specialistica del melo, la presenza del bosco è ancora significativa, con circa il 30% in Valle di Non, il 20% in Alta Valsugana e quasi il 50% in Valle del Sarca.

‘Perché la biodiversità? – ha concluso Dalpiaz -. Perché è un’espressione della qualità del territorio. Il cittadino consumatore chiede oggi prodotti che siano salubri. Oggi in Trentino i prodotti sono strettamente controllati e sicuri. Ma i consumatori e i cittadini chiedono anche di vivere in un ambiente bello e sano. Un territorio di alta qualità ha una storia da raccontare e può essere un fattore di competitività per le imprese. Impegnarsi per conservare e migliorare il livello di biodiversità del sistema produttivo non è solo un dovere come frutticoltori, ma anche fattore di potenziale valore economico per le aziende frutticole. Oggi la garanzia di un basso livello di residui di fitosanitari sulla frutta è ormai un requisito preliminare e da questo punto di vista la sicurezza dei nostri prodotti è al massimo. Tuttavia essa da sola non diventa un fattore distintivo della nostra produzione’.

‘Diventa invece sempre più interessante poter parlare di territorio. Se noi possiamo offrire un territorio che sia nel suo complesso di alta qualità e se contribuiamo attraverso i nostri sforzi ad offrire un’immagine concreta di qualità del territorio, avremo storie da raccontare, che possono diventare nel tempo fattori distintivi di valenza anche economica, non solo per l’agricoltura ma anche per tutti gli altri comparti che concorrono alla crescita’.

Il progetto di sostenibilità per i frutticoltori trentini prosegue quindi con costanza sui molteplici fronti che coinvolgono i frutticoltori, con iniziative pubbliche che nel corso dei prossimi mesi comprenderanno nuove occasioni di comunicazione e di conoscenza.

 

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