Il tessile resta fuori dal regolamento UE sul bio

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Il 20 agosto la Commissione europea ha reso noto che non estenderà al tessile il regolamento CE 834/2007 già in vigore sulle produzione biologiche agroalimentari. ‘È stata persa un’opportunità, perché il tessile biologico, come sta accadendo nel settore agroalimentare, può trarre grandi benefici da una regolamentazione comunitaria’, ha commentato Fabrizio Piva, amministratore delegato del CCPB di Bologna.

La Direzione generale Agricoltura e Sviluppo rurale della Commissione di Bruxelles per alcuni mesi aveva lavorato a una revisione e a un miglioramento del regolamento. Molti operatori del settore tessile, tra cui organismi di certificazione come CCPB, avevano chiesto l’inclusione del tessile nel regolamento in modo che si potesse regolare al meglio un mercato che rischia di esser percepito come confuso dai consumatori e dove sono numerosi i casi di greenwashing. ‘Se non c’è una definizione chiara di cosa è tessile biologico, ognuno può proporre una propria definizione, e la qualità del prodotto si abbassa’, precisa Fabrizio Piva. La Commissione invece è stata lapidaria nel ritenere che ‘l’agricoltura biologica deve rimanere focalizzata sulla produzione alimentare’. Che significa? Che sarà fatto un regolamento a parte sul tessile-bio o che sono stati tutelati gli interessi di gruppi che non hanno interesse a una norma generale comune?

Il mercato dei prodotti tessili biologici è nato agli inizi degli anni ’90 quando l’industria della moda iniziò a lanciare nuovi prodotti tessili sia in USA che in Europa commercializzandoli come verdi, naturali ed ecologici. Naturalmente erano tutte aziende importanti con marchi distribuiti a livello mondiale e che potevano sopportare ingenti investimenti. Tutto però era finalizzato all’utilizzo della materia prima, il cotone biologico e, in misura minore la lana biologica, coltivati senza l’utilizzo di pesticidi chimici sintetici, fertilizzanti, stimolanti alla crescita e defolianti che sono causa di inquinamento del suolo e di malattie a vari livelli.

Negli ultimi anni, la coltivazione del cotone ha riscontrato l’interesse dell’ingegneria genetica; il cotone è stato modificato geneticamente per la prima volta nel 1996 e ad oggi è diffuso in tutto il mondo; la produzione del cotone biologico risulta comunque l’1% circa della produzione mondiale. Le aziende che utilizzano il cotone biologico si comportano o si dovrebbero comportare in base ad un codice deontologico che prevede, per i lavoratori, la massima tutela a livello umano, sociale, salutistico e ambientale. I produttori di tessile biologico hanno rivolto la loro attenzione anche alla filiera tessile in modo che tutte le lavorazioni che portano alla costruzione del capo finito avessero le caratteristiche di naturale e non tossico.

Gli enti per la certificazione di tessile biologico operano in base a disciplinari di produzione depositati, ispezionano materie prime e impianti, devono avere il proprio disciplinare di produzione accreditato presso IFOAM (International federation of organic agricolture movements). Sia a livello mondiale che a livello europeo manca un disciplinare di produzione (global standard) che metta tutti d’accordo. AIAB e ICEA, oltre al CCPB, si sono mossi in Italia per fare ordine nel settore.

 

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