Il lascito di Cibus 2022 tra sostenibilità, free-from, zuppe e soluzioni innovative

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Sostenibilità, free-from, zuppe e soluzioni bio altamente innovative, sono stati alcuni dei temi chiave della ventunesima edizione di Cibus, organizzata da Fiere di Parma e Federalimentare e tenutasi nel capoluogo emiliano la settimana settimana scorsa.

La green economy agroalimentare italiana ha premuto il pedale sull’acceleratore e nella vetrina di Cibus questo si è visto dacché le principali DOP italiane che rappresentano il made in Italy nel mondo, ossia il Grana Padano e il Prosciutto di Parma, hanno presentato due progetti di sostenibilità.

Che l’approccio green sia un must per il nostro agrifood , lo ha segnalato anche il Ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, intervenuto nel convegno di apertura, affermando che: “il tema della sostenibilità rappresenta il presente e il futuro dell’agricoltura. Centrale in questo momento è il tema dell’energia – ha detto – e sono molto importanti anche le opportunità che possono scaturire dal PNRR, a partire dal Parco Agrisolare e dallo sviluppo del biometano, nonchè dai Contratti di Filiera che possono potenziare la struttura e l’efficienza delle catene produttive e dalla meccanizzazione del settore.

I dati degli investimenti ‘green’

Uno spaccato concreto su quando le imprese investano adesso in sostenibilità è stato fornito dalla terza edizione del Rapporto Agricoltura100 presentato da Confagricoltura.
Qualità del prodotto e tutela della salute alimentare sono risultati fondamentali per l’86,4% delle aziende intervistate. Seguono la protezione dell’ambiente (79,2%), l’importanza delle relazioni di filiera (71,9%), l’innovazione di prodotto (70,4 %) e il ruolo sociale dell’impresa (63,7%).

Secondo il Rapporto Agricoltura1oo, nel 2021, gli investimenti volti alla sostenibilità hanno visto al primo posto il miglioramento dello sfruttamento delle risorse idriche e del suolo insieme a interventi di efficientamento energetico (98,8%); al secondo (91,5%), c’è la tutela della qualità e della salute alimentare. Seguono la gestione dei rischi (il 76,5), la tutela della sicurezza nel lavoro (66,8%), la valorizzazione del capitale umano (64,4%).
Non è un caso che questa edizione di Cibus sia stata l’occasione per lanciare il primo ‘Cibus4Sustainability’, ideato da Fiere di Parma in collaborazione con PwC Italia, Federalimentare, e Food.

Un esempio concreto è stato proposto da ANICAV, Associazione nazionale industriali conserve alimentari e vegetali, che ha sottolineato le caratteristiche green dell’acciaio e delle lattine di pomodoro, oggi totalmente riciclabili. In un convegno a cui l’associazione ha partecipato, sono anche state illustrate le attuali modalità di riciclo della banda stagnata e l’impegno per ridurre al minimo le emissioni di CO2.

Le politiche vanno ripensate

Ma la transizione verso produzioni sostenibili va coniugata con gli obiettivi di una maggiore food security: è questa la vera sfida per i sistemi agroalimentari, come sottolineato in fiera da Confagricoltura. Vanno ripensate le politiche nazionali ed europee ormai indirizzate a privilegiare forse troppo gli aspetti legati all’ambiente, alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema.
È arrivato il momento di includere nella strategia di crescita il principio per cui non c’è contrapposizione tra produttività e sostenibilità – ha sostenuto Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura –. Se vogliamo vincere la sfida, dobbiamo lavorare insieme, con tutta la filiera a monte e a valle del nostro settore, per vedere riconosciuti il valore delle produzioni agricole e il ruolo attivo nei processi di transizione energetica ed ecologica.”

Il freno del “nodo costi”

Uno dei temi caldi affrontati nella tre giorni parmense, è stato quello di come coniugare l’esigenza di realizzare prodotti agroalimentari più ecosostenibili con la tempesta inflattiva e la scarsità di materie prime e di materiali in corso.
Secondo un’indagine di Coldiretti, dal titolo ‘La guerra nel piatto’ relativa agli effetti del conflitto sulla filiera agroalimentare e presentata all’apertura del Cibus con la presenza del presidente nazionale Ettore Prandini, l’impennata dei costi delle materie prime mette pesantemente in crisi il tessuto imprenditoriale agricolo italiano.
Più di 1 azienda agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività e circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova costretta a lavorare in una condizione di passivo per l’aumento dei costi di produzione. Secondo Coldiretti, l’impatto dell’impennata dei costi, per l’insieme delle aziende agricole, supera i 9 miliardi di euro.
Coldiretti stima che il costo della guerra abbia portato incrementi delle materie prime, ad esempio per il Tetrapack, del +15%; bottiglie e vasetti di vetro, + 30%; cartoni di imballaggio, + 45%; etichette, + 35%; tappi in metallo, + 40%; tappi in sughero, + 20%; barattoli di banda stagnata, + 60%; contenitori in plastica, + 70%; cassette in legno, + 75%; fertilizzanti, +170%. Per non parlare dei noli delle navi il cui costo è lievitato anche fino al +1.000 %.

I progetti più ambiziosi

A Cibus il Consorzio di Tutela Grana Padano ha presentato un nuovo strumento strategico per ottimizzare le prestazioni ambientali ed economiche delle filiere DOP IGP italiane. Un innovativo Software di Supporto alle Decisioni Ambientali (SSDA), il primo a unire il calcolo dell’impronta ambientale con l’identificazione di misure concrete e specifiche per ridurre i consumi di energia.
La transizione ecologica, inoltre, è stata il fulcro del progetto presentato dal Consorzio Prosciutto di Parma che punta all’etichetta ‘Made green in Italy’.
Il tema dell’efficienza energetica è un elemento chiave per i prosciuttifici. Un esempio su tutti: Langhirano, piccolo comune cuore produttivo di questa eccellenza made in Italy, è quello che ha il maggior consumo di elettricità d’Italia.
Il progetto, appena iniziato, avrà una durata di due anni e punta alla creazione di un software per il calcolo e la riduzione dell’impronta ambientale che consenta l’adozione di soluzioni e tecniche per ottimizzare le prestazioni dell’intero ciclo produttivo rendendo inoltre lo strumento compatibile con l’utilizzo nell’ambito del processo di certificazione Made Green in Italy.

Il carbon farming

“Per coinvolgere l’agricoltura nella sfida dei cambiamenti climatici sarà fondamentale considerare anche i meccanismi economici – ha affermato Davide Tonon, Technical Lead di Carbonsink per le strategie climatiche nella filiera Food & Agro nel corso del convegno ‘Agire per il clima nella filiera agroalimentare’, organizzato da Carbonsink, società di consulenza leader in Italia nella progettazione di strategie climatiche -. Tante iniziative sono in corso anche a livello di policy, per esempio l’iniziativa su carbon farming dell’Unione Europea, prevista entro la fine dell’anno, che prevede schemi di remunerazione per promuovere pratiche agricole che favoriscano l’assorbimento del carbonio nei suoli”.
Su questo tema sono già impegnate alcune importanti aziende dell’agroalimentare italiano come il Consorzio Casalasco del Pomodoro o Planet Farms.
A sostegno della necessità che la transizione ecologica comporti l’attivazione di meccanismi economici, l’eurodeputato Paolo De Castro, della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, intervenuto nella seconda giornata di fiera, ha detto: “Dobbiamo evitare che la transizione ecologica possa mettere gli agricoltori con le spalle al muro chiedendo loro una forte riduzione della chimica senza alternative concrete. Serve diversificare le fonti energetiche e cercare risposte nelle filiere anche per la redistribuzione del valore creato”.
Anche la Grande Distribuzione ha detto la sua in tema di sostenibilità nel convegno ‘La sfida sostenibile del sistema alimentare: il ruolo del packaging’, a cui hanno partecipato tra gli altri Francesco Avanzini (Direttore Generale Conad), Giorgio Santambrogio (AD, Gruppo Vegè), Marco Pedroni (presidente di Coop e di ADM).

Il primo marchio collettivo per la biodiversità

Cibus è stata l’occasione per Agrocepi per presentare il primo marchio collettivo a tutela della biodiversità applicato alla produzione di suino nero prodotto in Calabria, Basilicata, Sicilia, Campania, Emilia-Romagna e Puglia. Si chiama ‘Re Nero 100% Suino Nero’ ed è appena stato registrato al MISE. Si tratta di un’azione nel quadro di un progetto più vasto di valorizzazione delle produzioni agroalimentari di eccellenza non Dop, Igp, biologiche, a marchio collettivo con una efficace tracciabilità dei prodotti. “Con questo marchio salviamo la biodiversità di alcune razze autoctone – ha dichiarato Anna Madeo, responsabile commerciale e marketing della Madeo industrie alimentari -. Riusciremo a trasformare in opportunità anche la scadenza del 2027 che prevede l’abbattimento delle gabbie e conquisteremo una nicchia di mercato anche all’estero.”

Mariangela Latella

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