Focus dell’Istat sul biologico italiano

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Il Sud d’Italia, e in particolare la Sicilia, per le produzioni biologiche; il Nord, con il Veneto in testa, per quelle che hanno ottenuto un riconoscimento comunitario Dop o Igp. Sono i primati territoriali per i prodotti agroalimentari di qualità evidenziati da un focus, pubblicato dall’Istat, che trae spunto dal 6° Censimento generale dell’agricoltura.

Un approfondimento di ‘particolare importanza’, sottolinea l’Istituto nazionale di statistica, sia perché le aziende produttrici ‘contribuiscono alla diffusione di forme di conduzione di terreni e di allevamenti compatibili con la tutela dell’ambiente, del suolo e della diversità genetica, sia perché consentono di promuovere la migliore qualità dei prodotti’.

Il rapporto, che scatta una ‘fotografia’ al 24 ottobre 2010, indica che sono 45.167 le aziende operanti con il metodo biologico, pari al 2,8% delle aziende agricole totali. Di queste, 43.367 aziende applicano il bio sulle coltivazioni, 8.416 lo adottano per l’allevamento del bestiame. Mentre 6.616 aziende utilizzano metodi di produzione biologica sia per le coltivazioni, sia per gli allevamenti. Al Sud oltre il 62% delle aziende Il 62,5% delle aziende è attivo nel Sud e nelle Isole, dove si concentra anche il 70,9% della superficie biologica complessiva. In particolare, la Sicilia è la regione dove si conta il maggior numero di aziende (7.873 unità), seguita da Calabria (6.769)e Puglia (5.295).

Un aspetto particolarmente interessante è dato dalla dimensione media della superficie biologica delle aziende, pari a 18 ettari, che è oltre il doppio di quella delle aziende agricole in generale, per le quali il valore medio è pari a 7,9 ettari. A livello regionale, la Sardegna raggiunge addirittura un picco medio di 43,8 ettari di superficie biologica per azienda; la Basilicata tocca una media di 23,7 ettari, la Puglia di 22,8 ettari.

Il focus dell’Istat indica poi in 180.947, pari all’11,2% del totale, il numero di aziende con coltivazioni o allevamenti certificati a Denominazione di origine protetta (Dop) o a Indicazione geografica tipica (Igp).

Un valore che comprende anche le aziende che producono uva per la produzione di vini Doc e Docg. Come per il settore biologico, la maggior parte delle aziende con Dop e Igp investe sulle coltivazioni (152.012 unità, pari al 9,4% delle aziende. Mentre le aziende con allevamenti certificati sono 31.254, pari al 14,4% del totale. Oltre un terzo delle aziende Dop-Igp (35,5%) è localizzato nel Nord-Est. In particolare in Veneto, dove questa tipologia raggiunge 24.524 unità, seguito da Toscana (16.672), Emilia Romagna (15.413) e Piemonte (15.322). La coltivazione della vite in prima fila Le maggiori superfici investite in coltivazioni certificate interessano la vite (oltre 320mila ettari). Per questa coltura le maggiori superfici Dop-Igp sono localizzate in Veneto (56.042 ettari, pari al 17,5% della superficie Dop-Igp complessiva nazionale a vite. (fonte: IlSole24Ore) 

 

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