Dalla Campania si fa strada il peperone Sciuscillone de I Segreti di Diano

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I Segreti di Diano è una  realtà agricola che si estende su quasi 10 ha di terreno a Teggiano in Provincia di Salerno. Siamo nel Centro del Vallo di Diano e nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. L’azienda coltiva, trasforma e distribuisce peperone di Teggiano, in particolare peperone Sciuscillone (dolce) e peperoncino Serpentino (piccante). Al suo interno, uno staff d’eccezione. Vi proponiamo il racconto inedito del volto aziendale più rappresentativo. Eccolo!

“Sono Pietro d’Elia, founder e CEO dell’azienda che ho creato nel 2017 rientrando da Roma, dove mi occupavo di Marketing e Merchandising per un’agenzia internazionale. Prima ancora avevo conseguito la laurea triennale Economia e Management e la specializzazione in inglese in Economics and Business alla Luiss Guido Carli, intervallando i due percorsi con il Master MEMAE presso l’Università Luigi Bocconi di Milano. Ho fondato I Segreti con l’idea precisa di cambiare la percezione che si ha verso le aziende agricole tradizionali, focalizzandomi sull’autenticità e l’origine delle piantagioni, sull’unicità e sul controllo dei metodi di produzione e tracciabilità, sull’ altissima qualità del lavoro artigianale dei processi di trasformazione. Ci tenevo e ci tengo ad evitare la solita narrazione bucolica dei “giovani meridionali laureati che tornano alla terra”. Volevo e voglio mostrare (non dimostrare) come sia possibile fondere la capacità imprenditoriale, quella artigianale   e   le   specificità   gastronomiche   che   fanno   grande   l’Italia   nel   mondo,   in   un’azienda inaspettatamente capace di farlo, come un’azienda agricola tradizionale. Per quello ho deciso di recuperare la cultivar del Peperone Sciuscillone di Teggiano PAT, di disciplinarla attraverso   il   riconoscimento   della   Denominazione   Comunale   di   Origine   (DECO),   di   suddividerne   la coltivazione in lotti limitati di terreno (I Domini) – creando un sistema di produzione condiviso, oggi, con gli altri coltivatori di Sciuscillone di cui noi siamo copofila e garanti –  di commercializzare solo i trasformati dello Sciuscillone perché solo attraverso di essi potevamo trasmettere il valore vero del lavoro artigianale che c’è dietro le nostre coltivazioni, di scegliere solo la conservazione in vetro e la distribuzione di alto profilo perché sono quelle che meglio avrebbero assicurato la qualità ed allo stesso tempo riflesso sul mercato quel valore unico delle nostre produzioni”.

– Quanto e in che modo si sta facendo in via sperimentale per garantire la produzione della cultivar prescelta?
“Siamo Coltivatori     Custodi     della     Regione     Campania. Insieme con il CREA di Pontecagnano, con il coordinamento della dott.ssa Rosa Pepe, siamo impegnati nel progetto ABC, un piano triennale che prevede la conservazione e la moltiplicazione del seme dello Sciuscillone di Teggiano conservato   nel   Repertorio   Genetico   Vegetale   della   Campania. A partire da quest’anno, in un orto delimitato all’interno di uno spazio recitato, stiamo moltiplicando i semi di 11 varietà di Sciuscillone selezionate negli anni dal CREA Al termine di questi tre anni, attraverso   una   selezione   fenotipica,   otterremo   il   peperone   Sciuscillone   che   meglio   si   adatta   alle condizioni pedoclimatiche del suo territorio essendo anche naturalmente più resistente ai patogeni”.

– Quali le difficoltà e i punti di forza della startup biologiche: castighi normativi e gabbie commerciali – mi riferisco al percorso per accreditarsi e farsi riconoscere tra gli utenti?
“Abbiamo avuto principalmente tre difficoltà: La prima è l’inesperienza: io non vengo da una storia agricola e nemmeno il mio team, quindi abbiamo dovuto imparare a fare impresa agricola da zero. E lo abbiamo fatto in un territorio dove la vocazione non è ortiva, ma prevalentemente cerealicola e foraggera. Quindi iniziare è stato molto complicato ed oggi ancora lo è (statisticamente una start up ha bisogno di 5 anni per andare a regime) ma siamo sulla strada giusta per poter calibrare il sistema e farlo girare come dovrebbe. La seconda è di budget: come tanti giovani, anch’io sono rientrato sulla scorta (e la promessa) del PSR Campania 2017-2020. I noti tempi burocratici italiani e la scellerata Gestione delle domande e delle graduatorie fatta dalla precedente amministrazione dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione ci hanno messo in grande difficoltà. Senza la possibilità di accesso al credito bancario avremmo chiuso. Fortunatamente il nuovo assessore, Nicola Caputo, ha dato un segnale di ritrovata sensibilità verso le reali esigenze dei giovani imprenditori agricoli facendo sì che si si giungesse ad una conclusione della vicenda PSR e, con ogni probabilità ed i dovuti scongiuri, potremo affacciarci al 2022 con maggiore serenità. La terza è di mercato: essere un’azienda molto focalizzata non è mai facile. Anche se abbiamo 4 referenze di prodotti dolci  – Chips, Crema, Polvere ed Essiccato e 5 referenze di prodotti piccanti  – Chips, Crema, Polvere, Essiccato e Sott’olio – possiamo considerarci quasi una mono-prodotto. Entrare nella distribuzione di alta gamma con questi prodotti non è stato ed a tutt’oggi non è facile ma ci proviamo.  Inoltre la nostra clientela è rappresentata prevalentemente da ristoranti, fatto che con la pandemia non ha per nulla giovato. C’è da dire anche che ci siamo scontrati con il tradizionale peperone crusco lucano e con una comunicazione errata fatta nel corso del tempo in parte proprio dai coltivatori lucani. Mi prendo la responsabilità di essere smentito dicendo che, fuori dal contesto locale, il peperone crusco è percepito come una tipologia di peperone. E invece è una tipologia di trasformazione, che prevede essiccazione, pulizia del peperone stesso. Il problema è che per troppi anni è stato comunicato male e quindi sensibilizzare il cliente ad un discorso più veritiero in  termini di origine e percorso di trasformazione del prodotto è sicuramente più complicato. Ecco perché abbiamo scelto clienti e distributori che sono più sensibili alla qualità e meno al prezzo”.

– Dalla messa in campo alla commercializzazione: gli step attuali e i prossimi punti di arrivo?
”I nostri peperoni dal seme alla tavola hanno un percorso che dura fino a 300 giorni. Dalla messa a dimora del seme – fine febbraio –  alla completa essiccazione del prodotto – fine ottobre – ed alla sua successiva trasformazione, occorre un lavoro certosino di cura e selezione delle piante e dei prodotti che solo il sapiente lavoro delle nostre signore riesce a fare. Il 90% delle nostre operazioni è manuale e ci teniamo che resti così per preservare il profilo artigianale delle lavorazioni e tramandarlo nel corso del tempo. Per quanto riguarda i prossimi step, la creazione del sistema dei domini sul campo, insieme con il  contestuale sviluppo di un moderno laboratorio di trasformazione, ci ha consentito di avviare gli esperimenti su altre tipologie di trasformati da altri ortaggi autoctoni, che presto renderemo note”.

– Varietà e coltivazione. E-commerce. Cosa vi rende riconoscibili sul mercato? 
“Più che la varietà quello che ci rende riconoscibili sul mercato è l’identità. Siamo gli unici in Campania a fare il peperone crusco seguendo tutti i passaggi della filiera dalla terra alla tavola ed avendo iniziato un discorso di azienda diffusa coinvolgendo la comunità dei nostri coltivatori. Il nostro packaging, insieme con la presenza online sia sul nostro sito che su numerose piattaforme di food, aiutano la commercializzazione dei nostri prodotti. Sono scelte volute che per esempio, volendo regalare un prodotto tipico prezioso, servono a collocare il nostro non come, banalmente, l’alternativa all’ortaggio in conserva, ma come scelta rispetto ad  un’importante bottiglia di vino”.

Maria Ida Settembrino

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