Bruciare biomassa conviene solo se le materie prime sono locali

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Se non ci fosse la convenienza, spiega Braccio, ”non ci sarebbero gli investitori” anche perché ”gli strumenti di incentivazione fanno assumere i rischi tecnici dell’intervento”. La vera criticità, però, ”riguarda il conferimento delle materie prime”. Se le biomasse, infatti, sono locali allora ha senso parlare di energia pulita, discorso diverso se le materie prime devono essere importate: l’energia pulita che si immette si annulla con l’energia impiegata dall’intera filiera.

Proprio per questo, spiega il ricercatore dell’Enea, ”gli incentivi sostengono maggiormente le centrali di piccola taglia, inferiori ad un megawatt”. Ad esempio, ”una centrale di 5 Mw necessita di 40 mila tonnellate di biomasse all’anno”.

Ed è proprio sulle possibili problematiche di questi impianti che si basa la polemica sulla riconversione a biomasse della centrale Enel della Valle del Mercure nel territorio di Laino Borgo, in provincia di Cosenza. Attualmente è in corso un giudizio al Tar contro l’autorizzazione, rilasciata dalla regione Calabria, alla riapertura di questa centrale. I contrari sono: regione Basilicata, Comuni e associazioni ambientaliste, in quanto anche se la centrale è collocata in territorio calabro, è situata a ridosso del parco nazionale del Pollino.

Il rischio, spiega Ferdinando Laghi referente calabrese di Isde Italia, Medici per l’Ambiente, ”è determinato dalle polveri fini e ultrafini che uscirebbero da questa centrale e che ristagnerebbero nella valle. Inoltre, questo danno si concretizzerebbe attraverso l’incenerimento di 500 mila tonnellate all’anno di biomasse trasportate da 150 camion al giorno che dovrebbero transitare su un’autostrada già insufficiente alla normale viabilita”’.

Biomasse che, secondo i contrari alla centrale, non sono disponibili sul territorio e che dovrebbero essere addirittura importate. Ma se una centrale di 5 Mw necessita di 40 mila tonnellate di biomasse all’anno, quella dell’Enel di 35 Mw, dovrebbe bruciare 280 mila tonnellate all’anno e non 500.

Il responsabile per le relazioni esterne dell’area sud di Enel, Donato Leone, assicura non solo sui rischi ma anche sulle potenzialità della centrale di creare lavoro. La centrale del Mercure, spiega Leone, "esiste dagli anni Sessanta e, su richiesta delle popolazioni locali, agli inizi degli anni 2000 abbiamo avviato un percorso di miglioramento ambientale basato sulla riduzione della sua potenza da 150 a 35 Mw e utilizzando combustibile pulito, ossia biomassa".

Inoltre, aggiunge, "la centrale è dotata delle migliori tecnologie ambientali che ci consentiranno di rispettare tutta la normativa e le numerose prescrizioni che ci sono state date dagli enti che ci hanno concesso le autorizzazioni".

L’impianto, aggiunge Leone, "utilizza dei filtri di ultima generazione in grado di captare il percolato per un totale prossimo al 100%". Mentre, ”da un’indagine interna emerge che dai camini delle case c’è una combustione di legname superiore dalle 60 alle 90 volte superiore alla centrale”. La centrale dovrebbe essere avviata ad aprile 2012. (fonte: www.adnkronos.com)

 

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