Bibite Polara, dal “sogno post-bellico” al presente nel Bio

Polara

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Qualità e innovazione, sempre volte all’esaltazione delle caratteristiche peculiari della terra di Sicilia: queste le parole utilizzate da Carmelo Polara per descrivere il futuro dell’azienda di cui è amministratore, Bibite Polara SRL. Un’azienda nata nel 1953 dalla voglia di ricostruire e di “rimettersi in moto”, così sentita nel secondo dopoguerra, che ora ha deciso di aprirsi anche al mercato biologico. Polara ripercorre un excursus della storia dell’azienda e ci racconta gli ultimi sviluppi ponendo un particolare focus sul biologico, tutto Made in Sicily.

– Quando, come e perché nasce la storia di Bibite Polara?  
“La nostra azienda nasce nel 1953. La Sicilia, come del resto l’Italia, si stava rimettendo in moto. Dopo la tragedia della guerra, si guardava avanti. Ad un paese da ricostruire e ai nuovi bisogni da soddisfare. Da lì l’idea di un’iniziativa volta a soddisfare uno di questi bisogni. In particolare, mio padre ed un socio pensarono di concretizzare una proposta per attenuare il caldo delle giornate estive con la somministrazione di bevande fresche preparate estemporaneamente in un piccolo locale in una zona di passeggio, una sorta di chiosco”.

– Quale era la dimensione produttiva iniziale?
“All’inizio eravamo una realtà prettamente artigianale. Da lì agli anni immediatamente a seguire, la distribuzione è avvenuta in cassette di legno ed era limitata alla sola Modica. Poi, negli anni seguenti, si è passati alla distribuzione porta a porta in tutta la provincia di Ragusa, per poi allagarsi su base interprovinciale, proponendo solo bibite in vetro con vuoto a rendere. Gli anni ‘80 e ‘90 segnano l’affermazione delle grandi aziende multinazionali del beverage con nuovi formati in PET. I piccoli operatori regionali e locali hanno dovuto riadattare il proprio modo di stare sul mercato e trovare la giusta collocazione produttiva e distributiva. A questo punto è iniziata la fase moderna della storia di Bibite Polara”.

– Come si è sviluppata?
“La direzione aziendale è passata nelle mani dell’attuale generazione Polara, tenendo ben presente la necessità di adeguarsi alle nuove esigenze, con la presa di coscienza che era necessario dare una svolta alle caratteristiche dell’azienda. Si è incominciato a valutare la necessità di un nuovo stabilimento e di nuove attrezzature per adeguarsi alla produzione dei nuovi formati. Finalmente nel 1994 si concretizza la nuova realtà. Gli investimenti in impianti e tecnologia accompagnano l’azienda verso una dimensione industriale. La distribuzione raggiunge l’ambito regionale e riguarda tutti i principali gruppi distributivi presenti in Sicilia. La continua ricerca di nuovi sbocchi di mercato porta ad ampliare il nostro portafoglio prodotti con l’inserimento di prodotti dalle caratteristiche premium. Abbiamo lanciato ‘Antica ricetta Siciliana’, la riproposizione delle bibite di una volta, quando non si lesinava sui costi, e legate alla tradizione Siciliana e ‘Chioschi’, una sorta reinterpretazione delle bibite tipiche dei Chioschi Catanesi. Queste nuove linee ci hanno permesso di avere una visibilità a livello nazionale e internazionale che hanno portato l’azienda ad essere una delle 10 aziende più in vista sul panorama nazionale, in questo settore”.

– Quali sono state le prospettive di mercato che vi siete posti ad inizio attività?
“Non so dirle gli obiettivi che si è posto mio padre ad inizio avventura, ma posso raccontarle quali sono i miei. Puntiamo ad assumere una maggiore visibilità sugli scaffali della moderna distribuzione siciliana e italiana, soprattutto con i prodotti di alta qualità, mantenendo quello standard qualitativo elevato, che corrisponde alla nostra tradizione. Il 2020 si è chiuso con una crescita positiva sull’anno precedente che è un risultato di tutto rispetto, considerando la situazione pandemica, che desideriamo raggiungere anche nel 2021. Riteniamo ci siano le condizioni per continuare la crescita degli anni passati. Il mercato tende alla concentrazione, ma nello stesso tempo riserva molte opportunità. Gli investimenti sui processi ci consentono di rispondere con maggiore prontezza ed efficienza crescente alle richieste della clientela, anche internazionale, su cui, negli ultimi anni, abbiamo puntato in modo particolare. Adesso, infatti, esportiamo in circa 25 Paesi, sia Europei che extra-Europei”.

– Da dove nasce l’idea di dedicarsi anche al biologico?
“La continua ricerca di novità da proporre, il cambiamento delle abitudini di consumo, la maggior attenzione a prodotti il più possibili naturali ed ecosostenibili ci hanno condotto a tale scelta, che abbiamo incominciato a proporre a inizi 2020 in piena crisi pandemica”.

– Cosa ricomprende il vostro catalogo commerciale biologico?
“Innanzitutto, abbiamo cercato di dare valore ed evidenza elle IGP e DOP della nostra terra, Arancio, Arancio Rosso e Limone, Mandarino, oltre che a Chinotto, cedrata, gassosa, e cola. In questi ultimi mesi abbiamo presentato tre The: Limone, Pesca ed un The verde con Lemograss, oltre che una versione di Ginger Beer bio. Nonostante il periodo pandemico, che non ci ha permesso di presentare il prodotto in giro per l’Italia causa restrizioni Covid, tutto sommato le performance sono soddisfacenti”.

– Cosa rappresenta per voi il biologico?
“Diciamo che la svolta biologica è stata dettata dalla necessità di assecondare la crescente richiesta, in particolare dei mercati più evoluti del Nord Europa. È sicuramente una necessità di innovazione e proposizione di alternative di prodotto salutistiche ed ecosostenibili”.

– Quali sono i vostri canali di vendita per il bio e come ha impattato sulle vendite l’emergenza Covid-19?
“Abbiamo puntato sulla GDO, viste le difficoltà del Canale Ho.Re.Ca, con alcune entrature su canali specializzati e negozi dedicati al Bio”.

– I vostri risultati in ambito biologico come sono?
“Quest’anno abbiamo già superato il fatturato dell’anno scorso e gli sviluppi avviati ci fanno sperare di raddoppiare abbondantemente tale somma”.

– Vendete biologico anche all’estero? Se non lo fate, siete interessati ad aprirvi a mercati esteri?
“Abbiamo già clienti, in particolare in Europa e nord Europa, che hanno ben accolto la nostra proposta, oltre a clienti in USA, Canada, e Giappone, su cui contiamo di realizzare dei numeri significati. Inoltre, i mercati esteri costituiscono uno dei nostri obbiettivi prioritari”.

– Come vedete gli sviluppi del mercato del Bio più in generale?
“Certamente è uno dei mercati in crescita costante, sia in relazione alla crisi pandemica, sia per la maggior attenzione dei consumatori a scelte più naturali. Ma in Italia siamo ancora agli albori di questo mercato, rispetto a mercati esteri molto più evoluti, in tal senso. Ma ciò non toglie che comunque ci sia una presa di coscienza dei consumatori, che fa ben sperare per ulteriori sviluppi”.

– Cosa fate per preservare l’ecosostenibilità?
“Stiamo cercando di limitare l’uso della plastica, almeno nell’imballaggio secondario, con l’introduzione di imballi in cartone riciclabili”.

– Quali sono i vostri obiettivi futuri, per quanto riguarda il biologico?
“Abbiamo altri progetti a cui stiamo lavorando che riguardano le bibite piatte sempre biologiche, oltre a completare la gamma di gassate. Prevediamo sicuramente delle novità di prodotto a livello di biologico, ma aspettiamo di vedere l’andamento della situazione economica e pandemica per poter metter in produzione altri prodotti”.

Stefania Tessari

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