Apre oggi a Verona B/Open: intervista esclusiva all’event manager Sara Quotti

Sara Quotti B/Open

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L’attesa è finita: la prima edizione in presenza di B/Open ha aperto i battenti questa mattina, martedì 9, e si terrà fino a domani, 10 novembre. B/Open, la manifestazione dedicata al food biologico certificato, l’anno scorso si è svolta su piattaforma digitale, nel rispetto del decreto che impediva lo svolgimento delle fiere fisiche. Quest’anno la due giorni in Fiera a Verona prevede un sostanzioso palinsesto di eventi ed incontri sull’universo del bio food certificato.

A questo proposito, abbiamo posto qualche domanda a Sara Quotti Tubi, Event Manager B/Open e Fieragricola.

– Cosa vi aspettate da questa edizione di B/Open? Per cosa si distingue dalla precedente?
“B/Open è una fiera B2B che prevede la presenza esclusiva di operatori professionali, dalle aziende produttrici di food biologico certificato, ovvero i nostri espositori, alla grande distribuzione, i negozi specializzati, l’Ho.Re.Ca e il mondo degli erboristi”.

– Quali temi verranno approfonditi?
“Sono diversi i temi che verranno affrontati nel programma convegni: dalle politiche nazionali ed europee a supporto del settore biologico, ai requisiti della produzione bio, dall’innovazione al packaging sostenibile, alle agevolazioni, gli aspetti legislativi e contrattuali per le aziende che operano nel settore organic o che desiderano farvi parte”.

– Cosa significa per Veronafiere organizzare questa fiera in presenza?
“Per il sistema fieristico è importante tornare in presenza, soprattutto per una fiera B2B che vede necessario l’incontro tra gli operatori professionali e le aziende. Veronafiere ha investito nell’arco dell’ultimo anno e mezzo sul programma di sicurezza di tutte le persone che hanno accesso al quartiere fieristico, dagli allestitori agli espositori, ai visitatori e questo ha costituito un plus”.

– Da che esigenza è nata l’ideazione di B/Open?
“La manifestazione nasce dal know how di Veronafiere, organizzatore diretto di rassegne fieristiche da oltre 120 anni, nel settore agroalimentare con fiere in portfolio quali Vinitaly, Fieragricola e Sol&Agrifood. B/Open punta a colmare un vuoto nell’offerta fieristica, che non vede la presenza di fiere di carattere esclusivamente B2B dedicate al settore del biofood in Italia”.

– Come si ascrive B/Open nel panorama delle fiere dedicate al Bio?
“B/Open punta a differenziarsi dalle altre manifestazioni competitor del settore per una serie di punti di forza che la rendono diversa da tutte le altre fiere di settore. Come già anticipato, si tratta di un evento esclusivamente dedicato ad operatori e progettato su misura delle esigenze dei compratori professionali”.

– In che modo?
“Il layout espositivo, semplice e chiaro, punta alla valorizzazione delle diverse certificazioni, da quella bio, che è condizione necessaria per esporre a B/Open, alla lactose free, gluten free, vegan, ecc. La disponibilità di spazi espositivi viene limitata a quanto strettamente necessario a presentare agli operatori il cuore dell’offerta e le novità più interessanti. Solo le aziende più rappresentative vengono invitate a partecipare, in modo da attribuire, alla presenza espositiva in fiera, carattere di esclusività, tra cui Agricola Grains, Lattebusche, Sonnentor Kraeuterhandels, Naturalebio, Antico Molino Rosso, Redoro Frantoi Veneti, Terre e Tradizioni, La Selva Società Bioagricola, Biosüdtirol. La manifestazione offre un programma di formazione/informazione che durante la pandemia si è svolto su piattaforma digitale attraverso una serie di webinar, mentre il 9 e 10 novembre sarà nelle sale convegni del padiglione fieristico”.

– Cosa rappresenta il mercato del Bio oggi? Quali vi immaginate siano le prospettive?
“Il biologico rientra tra gli obiettivi della strategia Farm to Fork, cuore del nuovo Green Deal, percorso green che punta a raggiungere, entro il 2050, la neutralità climatica nel nostro continente. Una sfida ambiziosa che vede l’agricoltura protagonista nel suo contributo alla riduzione del 50% dell’utilizzo dei fitofarmaci di sintesi e degli antibiotici, nonché del 20% dei fertilizzanti chimici. Qualche dato: il mercato del biologico in Italia nel 2020 ha raggiunto 6,9 miliardi di euro (dati Nomisma) ed è destinato a crescere, a giudicare dall’interesse da parte dei consumatori. I dati elaborati dal SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) per il MIPAAF relativi all’anno 2019 dimostrano la salute del settore: dal 2010 il numero degli operatori è cresciuto del 69%, mentre gli ettari di superficie biologica coltivata sono aumentati del 79%.  Secondo le analisi, infatti nel 2019 in Italia si è arrivati a sfiorare i 2 milioni di ettari di superfici biologiche, con un incremento rispetto al 2018 di quasi il 2% di SAU”.

Stefania Tessari

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