A Taverna Centomani si produce lo yogurt più Nobile d’Italia

Taverna Centomani

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La produzione di yogurt non è monopolio del nord Italia. I produttori del meridione si stanno evolvendo a passi da gigante. C’è orgoglio e consapevolezza di quel latte nobile che domina l’etichetta dello yogurt Taverna Centomani.

“Il latte nobile è il latte di una volta, latte biologico che segue un disciplinare di alimentazione degli animali determinato: minimo 70% di fieno, massimo 30% di mangime che nel nostro caso è prodotto in azienda”. Anna Affinito è la titolare dell’azienda agricola Taverna Centomani alle porte di Potenza, nata più di venti anni fa. Una masseria a filiera chiusa fatta di vacche pezzata rossa italiana, in stabulazione libera e al pascolo.

“L’azienda si estende su 50 ettari prevalentemente pascolo cespugliato e una parte coltivata in modo biologico per ottenere fieno e cereali che attraverso un mulino aziendale vengono trasformati in margine. Divieto di utilizzo di OGM e insilati. Tutto ciò porta ad ottenere un latte più leggero e salutare con un ottimo rapporto omega 3 omega 6 a favore degli omega 3 e quindi meno nocivo per il colesterolo. Un latte stagionale che segue il ritmo del tempo, più profumato in estate e più saporito in inverno. In più il nostro latte è freschissimo in quanto separiamo la mungitura della mattina per offrire ai nostri consumatori il latte appena muto e immediatamente pastorizzato e imbottigliato, non omogeneizzato perché crediamo che i cultori del latte debbano bere il latte così com’è senza modifiche che comunque ne cambiano le caratteristiche strutturali”.

– E il packaging?
 “Anche per i prodotti abbiamo una costante attenzione al packaging preferendo vetro e carta e selezionando sempre contenitori riutilizzabili dai consumatori. Tutti i prodotti sono fatti a mano in maniera artigianale e naturale senza l’utilizzo di alcun conservante e selezionando materie prime biologiche e di altissima qualità. Il  nostro obiettivo è mantenere la qualità quindi non aumentare in maniera smisurata  le quantità ma piuttosto ampliare la gamma per puntare sempre ad un consumatore consapevole molto attento all’alimentazione”.

Intano al Sud si sta abbattendo una crisi senza precedenti. Una crisi che sta colpendo il settore lattiero-caseario, provocata dai pesanti aumenti del costo di energia elettrica, gas e materie prime e dal basso prezzo del latte alla stalla, insufficiente a coprire tali costi. Un aumento del prezzo del latte al litro a 40 centesimi. Quest’ultimo è l’importo stabilito dal protocollo d’intesa per la salvaguardia degli allevamenti italiani, trasmesso dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che tuttavia non risulta bastevole per gli allevamenti del Sud Italia, in ragione del fatto che storicamente vi è una variazione di circa 4-5 centesimi al litro rispetto alle regioni del Nord.

Maria Ida Settembrino

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