Uova al Fipronil, il caso c’è, l’allarmismo pure

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Tengono banco da alcune settimane le uova di gallina contaminate con il Fipronil. E’ stato l’argomento dell’estate in tema di sicurezza alimentare. I prodotti avicoli sotto accusa sarebbero stati esportati in ben 15 Paesi, Italia compresa. Sarebbe stata un’azienda olandese ad utilizzare l’insetticida nei suoi allevamenti per più di un anno.

Ma vediamo di che cosa si tratta. Il Fipronil, conosciuto anche con il nome di Fluocianobenpirazolo è un insetticida di uso comune. E’ l’ingrediente principale dei prodotti antipulci. La sua peculiarità è quella di agire nel sistema nervoso dell’insetto. Una volta colpito, il parassita assiste a una super eccitazione dei suoi muscoli e dei nervi e muore entro poche ore.

L’effetto sull’uomo dipende dalla quantità di uova ingerite. Un basso consumo di uova, anche quattro in una settimana, riduce moltissimo o annulla ogni pericolo. I sintomi per chi ha invece ingerito uova inquinate più volte al giorno per più giorni consecutivi possono essere molto vari e possono passare totalmente inosservati così come provocare segnali abbastanza allarmanti. Tra questi tensione muscolare, nervosismo, irritabilità, iper-eccitazione e tremori. Moto raramente si possono presentare anche convulsioni. Va però precisato che i sintomi terminano non appena se ne sospende il consumo. Gli organi più a rischio di effetti a lungo termine sono la tiroide, il fegato e i reni.

Al momento non esistono cure specifiche anche perché l’insetticida è vietato negli allevamenti e sono permessi solo dosi minime in alcune sementi. In queste ultime, però, il dosaggio è minimo e l’utilizzo decisamente ridotto nel tempo.

Non esiste un metodo sicuro per riconoscere un uovo contaminato se non quello di leggere l’etichetta attentamente. Nelle confezioni, infatti, viene espressamente indicato il luogo di origine dell’allevamento. A questo punto è chiaro che è meglio scegliere uova provenienti dal nostro Paese che, sulla base delle rilevazioni fatte finora, sono più sicure. D’altro canto va detto che i produttori di biscotti, torte, prodotti salati o altri stabilimenti che adoperano uova potrebbero avere utilizzato uova inquinate senza esserne a conoscenza. Ricordiamo, infatti, che vari lotti sono arrivati nel nostro Paese e qualche azienda deve averli usati.

L’etichettatura delle uova è obbligatoria ai sensi del Regolamento CE 2295 del 2003 e si trova nel guscio di ogni singolo uovo. Le prime cifre indicate nell’etichettatura del guscio, risultano le più importanti e facilmente comprensibili al consumatore. Esse indicano il tipo di allevamento da cui provengono le uova e il Paese di origine. Le cifre successive indicano la provincia e il comune di allevamento e l’allevamento specifico da cui proviene. Le uova fresche di norma sono prodotte in Italia. L’Italia è un Paese esportatore di uova, quindi le uova comprate in Italia, salvo possibili rarissime eccezioni sono prodotte nel nostro Paese.

Conclusione: il caso esiste, i pericoli per la salute possono esserci, ma si tratta di un caso ben delimitato nelle sue proporzioni e nei suoi effetti concreti per ora riscontrabili. Sollevare inutili allarmismi è sbagliato, chiedere a gran voce, in questo e in mille altri casi, che la sicurezza alimentare sia garantita è un dovere civico insopprimibile. 

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