In Sicilia sensori speciali scoprono le balene

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L’Istituto nazionale di fisica nucleare (ente pubblico nazionale di ricerca, vigilato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dedicato allo studio dei costituenti fondamentali della materia e delle leggi che li governano, in particolare nei campi della fisica subnucleare, nucleare e astro-particellare), 80 chilometri al largo di Capo Passero, in Sicilia, sta facendo una ricerca sui neutrini ma ha scoperto il passaggio dei capodogli.

E’ successo che il cosiddetto ‘esperimento Km3net’ ha catturato i segnali del passaggio di balene in mare aperto. A spiare i cetacei è stato il più grande e più profondo apparato di ascolto sottomarino cablato del Mediterraneo. I sensori acustici sono infatti ospitati su una torre che si alza dal fondale per 450 metri, il primo passo di una distesa di torri che, col progetto internazionale Km3Net di cui l’INFN è parte determinante, cattureranno i neutrini in viaggio dal centro della galassia.

A partire dallo scorso marzo, 14 sensori acustici installati su una torre calata a 80 km a sud est di Capo Passero, a 3500 metri di profondità nello Ionio meridionale, hanno registrato le ‘voci’ dei grandi cetacei registrando cinque minuti ogni ora. Dunque l’impianto sottomarino consente agli scienziati non solo di osservare i neutrini che viaggiano nell’universo ma di proteggere questi straordinari animali dai rischi dovuti all’attività marittima dell’uomo, calcolando le rotte di collisione con le navi e il grado di inquinamento acustico.

A contatto con l’acqua, queste particelle infinitamente piccole e quasi prive di massa, appunto i neutrini, emettono una debolissima scia di luce azzurrina, invisibile a occhio nudo, e una minuscola onda sonora. Il rilevatore sottomarino è in grado di osservarle grazie a migliaia di sensori ottici piazzati sulla torre. Accanto agli occhi, lo strumento dell’Istituto nazionale di fisica nucleare ha però anche le orecchie. Sull’impalcatura fissata a 3.500 metri di profondità e alta 450 metri sono stati montati 14 sensori acustici, capaci di captare le comunicazioni fra cetacei e di capire se il traffico delle navi o l’inquinamento acustico sotto al mare stanno disturbando la vita degli abitanti primigeni del mare.

Da quando la torre è stata montata, a primavera, ha catturato il passaggio di due cetacei. ‘Appena entrati in funzione, tra il 23 ed il 27 marzo, i sensori acustici hanno subito captato i segnali dei primi capodogli’, spiega Giorgio Riccobene, che di professione fa il fisico delle particelle nel centro Infn di Catania, ma che ha finito con l’appassionarsi anche alla vita delle profondità del mare. ‘Il nostro software ci ha permesso di stabilire anche la stazza di questi due animali, che sono lunghi 12 metri. Potrebbero essere femmine o maschi giovani’.

Quando ancora l’osservatorio di particelle al largo di Capo Passero era un prototipo, tra il 2005 e il 2006, i suoi sensori avevano già captato il passaggio dei cetacei in una zona del Canale di Sicilia che si riteneva poco battuta da questi animali. ‘Ma allora non eravamo in grado di identificare le dimensioni dei capodogli’, spiega Riccobene, affiancato dal biologo marino dell’università di Pavia Gianni Pavan. ‘Ora – aggiunge quest’ultimo – faremo anche una statistica della rumorosità del mare, che rappresenta un grosso problema per i cetacei. Nel Mediterraneo vive anche la balenottera comune, un gigante che arriva a oltre venti metri di lunghezza e che soffre molto per il rumore del traffico navale’.

La ‘voce’ dei capodogli è formata da una serie di ‘click’ che esplorano il mare come un ecoscandaglio. ‘Sono in grado di comunicare a centinaia di chilometri di distanza – spiega Pavan – ma a causa dell’inquinamento acustico sono costretti ad avvicinarsi a pochi chilometri, con effetti su riproduzione, migrazioni e fenomeni di spiaggiamento’.

(Fonti: sito dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, la Repubblica)

 

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